La morte di Stefano Cucchi, il giudice: "La versione dei carabinieri confezionata per non minare le carriere"
Le motivazioni della sentenza di condanna per otto militari, accusati di avere messo in atto depistaggi dopo la morte del giovane avvenuta a Roma nell'ottobre del 2009, a una settimana dal suo arresto
ROMA. "La versione ufficiale dell'Arma dei Carabinieri sulla morte di Stefano Cucchi" era "stata 'confezionata' escludendo ogni possibile coinvolgimento dei militari così che l'immagine e la carriera dei vertici territoriali e, in particolare, del comandante del Gruppo Roma, Alessandro Casarsa, non fosse minata".
Lo scrive il giudice monocratico di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui, nell'aprile scorso, ha condannato otto carabinieri accusati di avere messo in atto depistaggi dopo la morte di Stefano Cucchi avvenuta a Roma nell'ottobre del 2009, ad una settimana dal suo arresto.
"L'ampia istruttoria dibattimentale ha permesso di ricostruire i fatti contestati e di accertare un'attività di sviamento posta in essere nell'immediatezza della morte di Stefano Cucchi, volta, ad allontanare i sospetti che ricadevano sui carabinieri per evitare le possibili ricadute sul vertice di comando del territorio capitolino", scrive tra l'altro ancora il giudice.
"Questa sentenza è la storia della nostra vita, in 13 anni ci sono stati momenti difficili ma non ci siamo mai arresi e oggi la verità è scritta nero su bianco", afferma la neosenatrice Ilaria Cucchi commentando le motivazioni della sentenza del tribunale di Roma per la vicenda depistaggi. La sorella del 30enne morto nel 2009 si è detta "immensamente grata a tutti coloro che sono stati accanto a noi in questi 13 anni, a partire dall'avvocato Fabio Anselmo, dal professor Vittorio Fineschi, il pm Giovanni Musarò, non voglio dimenticare nessuno e ringrazio tutti. Credo che questa sentenza possa aprire la strada a tanti altri Stefano che rischiano di non avere giustizia. In questo momento il mio pensiero va a lui e voglio dirgli 'fratello mio, è stata dura ma ce l'abbiamo fatta'".