Sanzioni Usa alla Corte penale internazionale, l'Italia sta con Trump e non firma la protesta
Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna figurano tra i 79 Stati che hanno sottoscritto la dichiarazione critica sulla decisione del presidente americano contro l'organismo dell'Aja che persegue i presunti responsabili di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Fu fondato con la dichiarazione di Roma il 1° luglio 2002, l'Italia ne fa parte fin dall'inizio, mentre gli Stati Uniti (come Russia, Cina, India, Israele e Iran) non hanno mai aderito. Il governo Meloni è fra i pochi della Ue che non si dissociano dalle sanzioni
NEW YORK - Ci sono anche i big della Ue (Germania, Francia, Spagna) e la Gran Bretagna ma non l'Italia tra i firmatari della dichiarazione congiunta dei 79 Paesi membri della Corte penale internazionale (Cpi) che criticano le sanzioni Usa all'organismo internazionale, sostenendo che "comprometterebbero gravemente tutte le situazioni attualmente sotto inchiesta, poiché la Corte potrebbe dover chiudere i suoi uffici sul campo", oltre ad "aumentare il rischio di impunità per i crimini più gravi e minacciare di erodere lo stato di diritto internazionale".
L'iniziativa della dichiarazione congiunta è stata avviata da un gruppo di 5 Paesi: Slovenia, Lussemburgo, Messico, Sierra Leone e Vanuatu. Tra i Paesi firmatari, che costituiscono circa due terzi dei Paesi che hanno ratificato lo statuto di Roma sulla Cpi, non c'è l'Italia, ma - oltre a Gran Bretagna e Canada - ci sono quasi tutti i membri dell'Ue, ossia Francia, Germania, Belgio, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Lussemburgo, Estonia, Spagna, Cipro, Lettonia, Croazia, Austria e Malta.
"Sanzionare la Cpi minaccia l'indipendenza della Corte e mina il sistema di giustizia penale internazionale nel suo complesso", dichiara sui social il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. "L'ordine esecutivo rappresenta una seria sfida al lavoro della Cpi con il rischio di influenzare le indagini e i procedimenti in corso, anche per quanto riguarda l'Ucraina, incidendo su anni di sforzi per garantire la responsabilità in tutto il mondo" afferma invece un portavoce della Commissione europea, che "esprime il suo rammarico per la decisione degli Stati Uniti di imporre sanzioni alla Corte penale internazionale".
"La Corte penale internazionale è di fondamentale importanza nel sostenere la giustizia penale internazionale e la lotta contro l'impunità - prosegue il portavoce della Commissione europea -. L'Ue sostiene la Corte penale internazionale e i principi stabiliti nello Statuto di Roma".
"L'Ue monitorerà le implicazioni dell'ordine esecutivo e valuterà possibili ulteriori misure", sottolinea Costa.
Trump ha annunciato un ordine esecutivo accusando l'organismo internazionale di aver preso di mira in modo improprio gli Stati Uniti e Israele. L'ordine include sia sanzioni finanziarie che restrizioni sui visti contro funzionari non specificati della Cpi - e i loro familiari - che hanno partecipato alle indagini su cittadini statunitensi o alleati.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sul quale pende dal 21 novembre 2024 un ordine di custodia emanato dalla Corte (per presunti crimini di guerra e crimini contro l'umanità a Gaza), ringrazia invece Trump per un ordine esecutivo che "difendere America e Israele dalla Corte corrotta, antiamericana e antisemita che ha giurisdizione".
Ma naturalmente c'è tutto un altro pezzo di Occidente che vede con grande preoccupazione questa mossa, a partire dall'Unione europea.
Il primo ministro olandese Dick Schoof ha dichiarato che il suo Paese cercherà di garantire che la Corte penale internazionale, con sede all'Aja, possa continuare a funzionare nonostante le sanzioni statunitensi annunciate. "Naturalmente, come Paese ospitante abbiamo la responsabilità di garantire il funzionamento senza ostacoli della corte penale in ogni momento. E continueremo a farlo", ha detto Schoof ai giornalisti.
Il Regno Unito sostiene "l'indipendenza" della Corte penale internazionale (Cpi), alla cui costituzione ha a suo tempo aderito in sede Onu. Lo ha sottolineato oggi una portavoce del premier britannico Keir Starmer, interpellata dai giornalisti nel briefieng di giornata a Downing Street sulle sanzioni annunciate ieri dal presidente americano Donald Trump contro i giudici della Corte coinvolti in indagini su cittadini statunitensi o nel mandato di arresto emesso nei mesi scorsi per crimini di guerra e contro l'umanità nei confronti di Benyamin Netanyahu e di altri esponenti del governo israeliano alleato per quanto avvenuto nella Striscia di Gaza palestinese. La portavoce ha evitato critiche dirette all'annuncio di Washington - che al trattato costitutivo della Corte non aderisce - ma le sue parole possono essere interpretate come una presa di distanza da Trump almeno su questo punto da parte di Starmer: pur impegnato per una ricucitura dei rapporti con la nuova amministrazione repubblicana a tutela della 'special relationship' britannico-americana.
Frattanto, il legale di alcune vittime annuncia la possibilità di nuove denunce alla Cpi su Almasri.
"Stiamo valutando di presentare altre denunce alla Corte penale internazionale legate al caso Almasri. Sono sue vittime, quelle che si sentono più umiliate e deluse dalla condotta del governo italiano, perché sono quelle che volevano vedere Almasri giudicato e processato", dichiara l'avvocato Omer Shatz, direttore di Front-Lex, l'organizzazione di avvocati per i diritti umani che ha sporto denuncia ai giudici dell'Aja, a nome di un rifugiato sudanese, contro Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi per aver ostacolato l'amministrazione della giustizia ai sensi dell'articolo 70 dello Statuto di Roma sulla Cpi.
"Tutto il mondo civile, democratico e rispettoso del diritto internazionale condanna le sanzioni decretate da Trump contro la Corte penale internazionale perché di fatto impediranno la piena operatività di questo fondamentale organismo dell'ordinamento giuridico internazionale. Nessuna critica da Meloni e dai suoi ministri, che anzi continuano a criticare la Cpi, schierati con Trump in questa battaglia di inciviltà contro la giustizia internazionale e dalla parte dei criminali come Almasri e Netanyahu. È una pagina buia della storia italiana e internazionale", afferma il senatore Bruno Marton, capogruppo M5S in Commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama.