Allarme botulino, tre vittime tra Calabria e Sardegna. Attenzione alle conserve
L’ultima una donna di 38 anni ricoverata a Cagliari dopo aver mangiato del guacamole a una sagra. A Cosenza 12 intossicati, alcuni gravi: malori dopo dei panini con salsiccia e cime di rapa. Attivati i protocolli sanitari nelle due regioni, si muovono i Nas. E ci sono i primi indagati
ROMA. Allarme botulino con due vittime per intossicazioni tra Calabria e Sardegna. Due morti e altri ricoverati, alcuni gravi, è il bilancio a Diamante (Cosenza), dove alcune persone hanno accusato malori dopo aver mangiato panini con salsiccia e cime di rapa comprati in un truck food.
Tre gli indagati per omicidio colposo, lesioni personali colpose e commercio di sostanze alimentari nocive dalla Procura di Paola, per la quale poi è mancata una 'diagnosi tempestiva'.
L'altra vittima a Cagliari, una donna 38enne ricoverata nei giorni scorsi assieme ad altri dopo aver mangiato della salsa guacamole a una sagra locale.
Il ministero della Salute attiva i protocolli sanitari in entrambe le Regioni. Si muovono anche i Nas.
Come si sviluppa
La malattia è causata da tossine prodotte da batteri, in particolare il Clostridium botulinum, un agente che si trova ovunque nell'ambiente e che può contaminare gli alimenti. Trova le condizioni ideali per proliferare nei cibi inscatolati o conservati - soprattutto in quelli preparati in casa - se non opportunamente preparati. Per questo la prima strategia per evitare la patologia è prestare cura nella preparazione delle conserve: la regola generale è che "a livello domestico non bisogna preparare conserve di pesce o carne né tutte quelle conserve in cui non è possibile praticare l'acidificazione con il succo di limone o con l'aceto di vino oppure la conservazione con l'aggiunta di sale o zucchero", spiega Fabrizio Anniballi, responsabile del Centro nazionale di riferimento per il botulismo all'Istituto Superiore di Sanità. Dunque, sì a marmellate e confetture; sì anche ai prodotti in salamoia, come le olive, o alle verdure che vengono sbollentate in aceto. Via libera anche alle conserve di pomodoro. No, invece, alla carne e al pesce conservati.
Se la tossina è presente in un alimento, basta una piccolissima quantità per scatenare l'intossicazione, che "produce una paralisi discendente che dalla testa tende a diffondersi verso il basso", illustra Paolo Maurizio Soave, responsabile del Centro Antiveleni della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma. Il primo sintomo è la stitichezza. Poi compare la secchezza delle fauci, che può essere così intensa da non riuscire a parlare. Successivamente si hanno disturbi agli occhi: un abbassamento delle palpebre, visione doppia, offuscamento della vista. In presenza di questi sintomi è bene rivolgersi al pronto soccorso o contattare un centro antiveleni. Temporeggiare espone al rischio di incorrere in conseguenze più severe, come i problemi di deglutizione e respiratori che possono portare alla necessità di intubare il paziente. Il trattamento è finalizzato, da una parte a controllare i sintomi e sopperire alle funzioni danneggiate (per esempio l'incapacità di alimentarsi), dall'altra a combattere la tossina con un siero di antitossine botuliniche. L'antidoto, però, non è curativo. Serve a impedire la progressione della tossina. In genere il recupero è buono, ma i tempi sono piuttosto lunghi e possono variare da qualche settimana a diversi mesi.