“Pandorogate”: la procura di Milano chiede 1 anno e 8 mesi per Chiara Ferragni
L’influencer è accusata di truffa aggravata nella vicenda dei prodotti solidali. In aula ha reso dichiarazioni spontanee, affermando che nessuno avrebbe lucrato sulle operazioni benefiche. Difesa il 19 dicembre, sentenza attesa a gennaio
MILANO. È di un anno e otto mesi la richiesta di condanna formulata dal pm Christian Barilli e dall’aggiunto Eugenio Fusco nei confronti di Chiara Ferragni, imputata per truffa aggravata nel procedimento legato ai pandori e alle uova di Pasqua a marchio dell’influencer.
Questa mattina Ferragni è arrivata in tribunale con largo anticipo, evitando la ressa di giornalisti e fotografi, per partecipare alla seconda udienza davanti al giudice Ilio Mannucci Pacini. È assistita dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana.
In aula l’imprenditrice digitale ha rilasciato dichiarazioni spontanee, sostenendo di aver sempre agito correttamente: «Abbiamo fatto tutto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato», ha affermato.
Chi la accompagna la descrive come serena, pur consapevole della delicatezza del momento, e convinta – come ribadito tramite i suoi legali – di non aver commesso reati.
Nel precedente ingresso in tribunale aveva ringraziato la stampa per l’attenzione, sottolineando la difficoltà della fase processuale che sta attraversando e dichiarando di non voler aggiungere altro.
Oggi si è svolta la requisitoria dell’accusa, mentre il 19 dicembre è in calendario l’arringa della difesa. La sentenza è attesa a gennaio.