Erri De Luca, le proteste dei giovani in piazza? È la nascita di una nuova democrazia

Lo scrittore: "Bisogna proteggersi dagli infiltrati che danneggiano a casaccio"

ROMA

(ANSA) - ROMA, 22 OTT - "Tutte le volte che ci sono delle manifestazioni di questa intensità, di questa forza ci vedo la nascita di una nuova forma di democrazia. Dal basso nasce, si autoconvoca, si sceglie le sue parole d'ordine e si collega con altre situazioni simili, crea una rete e dunque è un momento di grande effervescenza in cui la gioventù comincia a riconoscere se stessa. Sa di avere una forza che prima non aveva". Lo dice all'ANSA Erri De Luca delle proteste giovanili che stanno incendiando le piazze in Italia e in Europa, alla Festa del Cinema di Roma con in anteprima il film tratto dal suo libro 'I pesci non chiudono gli occhi' in cui la regista Audrey Gordon riporta lo scrittore a Ischia negli anni Sessanta della sua adolescenza dove c'è anche la presa di coscienza delle ingiustizie sociali. "Ci sono degli effetti collaterali. Le reazioni dei governi sono quelle dei cani a cui pestano la coda. Ringhiano, mordono l'aria, ma non hanno delle risposte, hanno delle reazioni alla pestata di coda di queste manifestazioni. C'è una attività di repressione che dovrà subire questa nuova leva di manifestanti, la dovrà subire e superare" sottolinea De Luca. "Ci sono dei nuovissimi adolescenti, che non sono ancora giovani, che si autoconvocano da soli, che però hanno delle loro basi assembleari di consultazione nelle scuole, nei licei, occupano anche università, che scoprono di avere una forza d'urto, però hanno una doppia fragilità: una è quella che devono reggere al peso della repressione della polizia e della magistratura che inevitabilmente li perseguiterà, ma devono anche difendersi dalle infiltrazioni, perché quando guidi dei cortei ci sono delle persone che si infilano solamente per saccheggiare a casaccio, dove capita, e questi danneggiano gravemente le ragioni di quella manifestazione. Ricordo - racconta De Luca - che ai miei tempi, quando le facevamo noi le manifestazioni e avevamo questo doppio problema: polizia, fascisti e magistratura da una parte, e poi infiltrazioni, avevamo costituito dei servizi di autodifesa che non avrebbero mai permesso a qualcuno di infilarsi per fare una sua iniziativa. L'unico suggerimento che posso dare è quello di organizzare dal basso dei cordoni di protezione del corteo che non permettano che ci siano degli infiltrati che da dentro la manifestazione poi schizzano fuori per fare delle attività di danneggiamento, a cui non importa niente delle ragioni, prendono il tram della manifestazione per farsi i fatti loro". Queste nuove generazioni sentono di non avere un futuro e combattono le ingiustizie sociali? "Penso che sentano delle ingiustizie, ma improvvisamente si accorgono che possono dare una risposta, anche scalciare in maniera selvatica. Non penso che si tratti del futuro, perché quando ero giovane io del futuro non me ne importava niente. Un giovane di adesso, di 15-16 anni, non pensa affatto a quando ne avrà 40, pensa a stare bene adesso. Il futuro gli arriverà addosso inevitabilmente, può scegliere di fare qualcosa perché somigli a quello che vuole oppure può stare alla finestra, aspettare che il futuro lo venga a prendere sotto casa, tanto arriva. Ecco, questa generazione sta facendo questa mossa che servirà al suo futuro, ma intanto serve in questo momento a se stessa perché è una grande lezione di democrazia dal basso. Noi chiamiamo impossibile tutto quello che succede fino a un minuto prima che succeda, dopo diventa quasi necessario" spiega ancora lo scrittore. "Si accumula una carica esplosiva che però non trova sfogo, ha delle piccole espettorazioni, piccoli effetti di superficie, ma improvvisamente poi un piccolo pretesto la scatena. Per esempio le notti alla Fiat degli anni '60 sono cominciate da un reparto di verniciatura che si batteva per avere il latte, perché le lavorazioni erano così tossiche che dovevano comprarsi il latte da soli. Da qui la protesta esplose in tutta la fabbrica, come se stessero aspettando proprio il fischio di convocazione". (ANSA).

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