Sipari abbassati domani per lo sciopero nazionale di Teatri e scritturati

Dopo gli stop dei giorni scorsi la protesta per il rinnovo del contratto e paghe dignitose

ROMA

(ANSA) - ROMA, 26 OTT - Sipari abbassati, spettacoli cancellati e presidi di lavoratori che si terranno nelle principali città italiane: attori, tecnici, amministrativi, ballerini, professori d'orchestra, tutte le professionalità del teatro si fermano domai, martedì 27 ottobre, per lo sciopero nazionale proclamato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil. La protesta arriva per il rinnovo del contratto nazionale, fermo al 2018, per aumenti di stipendio dignitosi che tengano conto del costo della vita salito alle stelle e per il riconoscimento di maggiori tutele. A Roma con il Teatro Argentina e il Teatro Valle doppio presidio, alle 10 sotto la sede Agis Federvivo, e davanti al Valle alle 18.30. A Milano i lavoratori del Piccolo, dell'Elfo Puccini, degli Arcimboldi, del Manzoni si ritroveranno alle 18 davanti allo Strehler. A Napoli, il Trianon e il Mercadante in presidio davanti al Mercadante dalle 9.30; a Genova presidio alle 10 davanti al Teatro Ivo Chiesa; a Catania dalle 9.30 davanti al Verga. E ancora il Fraschini a Pavia con presidio dalle 12, il Donizetti a Bergamo, il Metastasio di Prato. A Torino il presidio si terrà davanti al Carignano alle 18. Sono soltanto alcune delle adesioni che seguono le proteste già promosse in molti teatri italiani: la mobilitazione sindacale è infatti iniziata il 21 ottobre scorso, gli scioperi termineranno il 30 ottobre, mentre il 9 novembre l'appuntamento è per tutti a Roma con una manifestazione nazionale. La mobilitazione è stata decisa unitariamente dai sindacati alla rottura del tavolo di confronto con Federvivo sul contratto nazionale. "La rottura della trattativa rappresenta l'esito inevitabile di un confronto durato due anni - affermano congiuntamente i rappresentanti dei lavoratori - durante i quali la parte datoriale ha respinto tutte le richieste avanzate dai sindacati per ammodernare e dare dignità al settore, dall'unificazione dei contratti, alla definizione di una classificazione unica del personale e la semplificazione delle voci retributive. A fronte di un contratto nazionale la cui ultima revisione risale al 2018 — per una vigenza di fatto che sfiora i nove anni — la controparte ha risposto con proposte economiche del tutto insufficienti, che non riescono nemmeno a scalfire un tasso di inflazione che, per il periodo di vacanza contrattuale ha raggiunto il 23%". "Per i dipendenti dei teatri, la cui paga media mensile si attesta attualmente su 1.433,43 euro, la proposta di aumento è pari al 18% distribuito nell'arco di tre anni. Ciò significa che solo nel 2029 lo stipendio medio di questi lavoratori raggiungerebbe 1.691,44 euro, determinando un incremento di 258,01 euro complessivi: di fatto - hanno calcolato le rappresentanze sindacali - in assenza di arretrati e a fronte di nove anni di blocco contrattuale, l'aumento reale equivale a circa 28 euro lordi all'anno. Ancora più eclatante è la proposta avanzata per il personale scritturato, categoria che comprende tra le altre le professioni di attore, ballerino, macchinista, professore d'orchestra e capo macchinista. Per questi lavoratori il minimo contrattuale giornaliero medio è oggi di soli 58,69 euro lordi. L'aumento ipotizzato del 20% spalmato in tre anni porterebbe la paga giornaliera nel 2029 a 70,42 euro: un adeguamento di appena 11,73 euro lordi al giorno che, spalmato sui nove anni trascorsi dal precedente rinnovo e senza alcun riconoscimento degli arretrati, corrisponde a un incremento di circa 1,30 euro lordi all'anno". Proposte "inaccettabili" per i sindacati e per le lavoratrici e i lavoratori che dopo la giornata di domani si preparano alla manifestazione nazionale del 9 novembre a Roma. (ANSA).

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