Caso Englaro e il peso della scelta

di Patrizia Todesco

Si attende a giorni, a ore, il verdetto dei giudici della suprema corte che dovranno decidere se quel sondino che da 17 anni tiene in vita e alimenta Eluana Englaro può essere staccato. Verrebbe così soddisfatta la richiesta di quel padre disperato che chiede per la figlia in coma vegetativo una morte naturale. Per il Vaticano staccare quel sondino significa compiere un omicidio e il giudizio è condiviso da molti. Ma cosa porta un genitore a preferire la morte di un figlio alla sua agonia? E’ vita quella che Eluana ha vissuto in questi 17 anni?
Poi leggo il caso delle ragazzina tredicenne inglese che ha rifiutato un trapianto di cuore che l'ospedale voleva imporle e che gli avrebbe probabilmente salvato la vita, costringendola tuttavia a curarsi per sempre. La piccola ha detto che è meglio «morire con dignità, a casa con i suoi genitori». La giovane paziente, che in passato aveva lottato contro la leucemia, ha deciso di dire basta a cure e ospedali.
E’ giusto lasciarla scegliere? E’ giusto che quel sondino di Eluana venga staccato? Ma forse la mia domanda è: perché dei genitori devono essere chiamati a scelte così dolorose e laceranti e a portare pesi umanamente insopportabili?

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