Meno due, le truppe sono stanche
Tra un giorno e mezzo si arriverà al voto. Il quadro politico è chiaro, meno lo sono i numeri. Fini ieri ha chiarito una cosa fondamentale.
1) Il presidente della Camera da Lucia Annunziata ha tagliato definitivamente i ponti, i legami, il cordone che ancora lo teneva ancorato ai porti pidiellini. Giudica tardive le aperture di Silvio Berlusconi e diventa affilato: a Berlusconi interessa solo restare in sella per evitare i processi. E, comunque vada dopodomani, Fini annuncia che Fli sarà all'opposizione. Addio speranze di riconciliazione, addio pretese del Pdl di diventare l'unico grande partito di centrodestra. Soprattutto, comunque la si veda, implicitamente, addio al bipolarismo.
2) Il Pdl ha chiamato tutti alla mobilitazione. Manifestazioni di piazza, gazebo, volantinaggi. Ma non è andata bene. Ovunque si è intravisto stanchezza, disillusione, poco entusiasmo. A Milano, con La Russa e altri ministri, in piazza c'erano poche centinaia di manifestanti. Nei diversi gazebo nelle città d'Italia poca passione, non c'è la ressa per firmare il sostegno al governo. Non è un bel segnale.
3) Berlusconi si irrita con Fini, si irrita con i giornali che mettono in evidenza le sue difficoltà. Insomma, domani in aula arriverà con le occhiaie e stanco. Metafora del momento.
4) I radicali, che finalmente se li fila qualcuno dopo mesi, cercano di mostrarsi controcorrente: voteremo la sfiducia a tutto e anche al regime. Massì, dai, che qualche riga non la si nega a nessuno, tantomeno ai radicali.