Riaperte le maternee l’incubo pidocchi è tornato

di Patrizia Todesco

Secondo giorno di scuola materna. I problemi delle varie epidemie che ogni anno, puntuali, colpiscono le comunità dei più piccoli ancora non preoccupano. Nessun cartello di varicelle, gastroenteriti, scarlattine. Dopo lo scorso anno passato a combattere contro i pidocchi che avevano infestato la scuola colpendo praticamente tutti, dai bambini agli insegnanti, dai genitori ai nonni, pensavo che anche quello fosse un incubo archiviato. Ma ecco che a meno di 24 ore dall’inizio della scuola la maestra mi lancia la bomba: «Una mamma mi ha avvertito che ieri, primo giorno di scuola, si è accorta che la sua bambina aveva i pidocchi?». Doccia fredda. Anzi freddissima. Nessun dramma, certo. Ma il ricordo delle urla di mia figlia quando passo la pettinina a denti fitti tra i suoi capelli sempre pieni di nodi, le proteste quando le controllo minuziosamente il cuoio capelluto più volte al giorno sono ancora vivissimi nella mia mente.

Mi cadono le braccia. So già che la mia è una battaglia persa in partenza. Il problema è che quando a controllare erano gli ufficiali sanitari a scuola i bambini andavano con la testa a posto. Ora il controllo è delegato alle famiglie e al buon senso dei genitori. C’è chi controlla, chi effettua i trattamenti e chi invece se ne frega. Ed ecco che gli accorgimenti messi in atto dai più finiscono per essere inutili. Il risultato è che è iniziato un nuovo anno e che lo shampoo antipidocchi è tornato in bella mostra sulla vasca da bagno. Inutile che mi illuda. Prima o poi dovremo usarlo. E le sento già le urla e gli strepidi. Beati i maschietti che con il loro mezzo centimetro di capelli risolvono in fretta il problema. Per le bambine il problema è diverso ma si sa: “Chi bella vuole apparire, un poco deve soffrire”.

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