Marta, una virata di 180 gradi
Aveva detto che la «riforma nella riforma» della scuola trentina l’avrebbe presentata in aprile. E, puntuale, l’assessore provinciale all’istruzione Marta Dalmaso lo ha fatto: presentazione di slides, con tanto di allegato sul sito della Provincia autonoma di Trento. Un punto per Marta, che però nei mesi scorsi non si è certo meritata il «Premio Trasparenza 2012».
Dopo mesi di indiscrezioni sulla rivoluzione delle graduatorie per docenti (di scuole medie e superiori) l’assessore ha detto: «Non c’è nulla di scritto. Ciò che si è saputo sul disegno di riforma non è venuto da me». Ma - c’è da dire - non ha mai smentito quanto anticipato dalla stampa. Salvo poi dichiarare, dopo una virata di 180 gradi, che quanto detto da giornali e sindacati è stato solo frutto di fantasia: strani i «sogni condivisi» (i quotidiani hanno dato uguali versioni sull’impianto della riforma), forse un caso da sottoporre al Cimec (Centro Mente Cervello) dell’Università di Trento.
E così, a seguito della levata di scudi degli insegnanti e un «confronto serrato» interno al Pd (per chi non lo sapesse... Dalmaso è del Partito Democratico), è arrivata la retromarcia: l’idea di reclutare gli insegnanti con concorsi a livello di singolo istituto (della serie «ogni scuola si sceglie il prof da mettere in cattedra») è stata accantonata. L’assessore ha riferito che quell’idea era stata avanzata e messa nero su bianco, ma SOLO a livello tecnico e poi era stata scartata. Si prende atto...
Allora cosa cambia? Qui, in sintesi, i punti del «disegno Dalmaso» (come da anticipazioni giornalistiche).
Si passa all’albo. Sicuramente verrà creato un «albo provinciale per l’insegnamento» in cui gli insegnanti abilitati potranno entrare previo superamento di un test logico-attitudinale. L’iscrizione, prevedendo l’automatica esclusione dalle graduatorie delle altre regioni, dovrebbe ridurre il numero dei partecipanti ai successivi concorsi.
Apertura ogni due anni. L’albo verrà aperto per le nuove immissioni ogni due anni per i nuovi abilitati (dopo il 2011) e ogni quattro per quelli abilitati prima del 2011.
Concorsi provinciali. La copertura del fabbisogno reale avverrà poi tramite concorsi banditi periodicamente per le diverse discipline. Al concorso, a cui potranno accedere solo coloro che fanno parte dell’Albo, si articolerà in una prova scritta e un colloquio orale.
Apprendistato. Inoltre bisognerà superare un periodo di verifica che consisterà in un’assunzione a tempo determinato soggetta a valutazione; a questo proposito c’è pure l’ipotesi di introdurre alla fine dell’anno una ulteriore prova pratica di valutazione. Lo stipendio - ci si chiede - sarà ridotto, come avviene generalmente in caso di apprendistato? Per ora non si sa.
La lenta scomparsa della graduatoria. All’inizio, se la riforma andrà in porto rapidamente a partire dall’anno scolastico 2013-2014, i posti disponibili saranno coperti in parte con concorso tra gli iscritti all’Albo e in parte pescando dalle attuali graduatorie per titoli; poi, anno dopo anno, la percentuale proveniente dalle graduatorie per titoli andrà ad abbassarsi fino ad esaurirsi del tutto.
Tempo determinato. La selezione per le assunzioni a tempo determinato avverrà come oggi pescando da tre diverse fasce. La prima fascia comprenderà gli aspiranti docenti che sono in graduatoria di concorso ma non sono stati assunti a tempo indeterminato, la seconda gli altri iscritti all’Albo, la terza fascia i non iscritti all’Albo, fermo restando il riconoscimento di un punteggio maggiorato per gli abilitati. Per tutti i supplenti verrà introdotto un sistema di valutazione del periodo di assunzione e per quelli di terza fascia ci sarà anche un periodo di prova a seconda della durata della supplenza, con valutazione assegnata a un comitato interno coordinato dal dirigente. Nulla si dice su possibili «stipendi minori».