Si avrà buona sanità solo riducendo costi
Lo stato di salute della popolazione trentina (come del resto delle altre popolazioni evolute) negli ultimi anni è determinato da un notevole aumento dell’aspettativa di vita derivante da un miglioramento delle condizioni socio-economiche ma anche da una maggiore adesione alle misure di prevenzione primaria e secondaria e dallo sviluppo di una medicina supportata dalla ricerca scientifica che ha messo in campo tecnologie sempre più efficaci.
Ciò ha consentito il recupero di ammalati gravi un tempo destinati a morte sicura (vedi gli interventi in cardiologia, in cardiochirurgia, in gastroenterologia, in neurochirurgia ecc.).
Inoltre i nuovi medicinali (biotecnologici) prodotti dalle ricerche in campo genetico, hanno migliorato la prognosi di ammalati gravi come quelli oncologici o affetti da patologie di difficile risoluzione, come quelle autoimmuni (artrite reumatoide, psoriasi ecc.).
Tutto questo però ha provocato un notevole aumento dei costi che non sono più realisticamente sostenibili: per mantenere una buona sanità pubblica e universale senza richiedere ulteriori sacrifici ai cittadini, è necessario aumentare l’efficienza dei servizi sanitari e ridurne gli sprechi. Inoltre l’aumento dell’invecchiamento della popolazione e del numero degli ammalati cronici (anche i tumori, un tempo malattie mortali, sono sempre più spesso malattie croniche) richiede maggiore attività e servizi nel campo della riabilitazione e dell’ assistenza in sedi vicino al domicilio e ai familiari. Diventa quindi necessario il potenziamento presso gli ospedali periferici dei reparti clinici dedicati ad ammalati sub-acuti e da riabilitare, concentrando nel contempo gli ammalati acuti e complessi in strutture ospedaliere che abbiano un sufficiente volume di attività legato al numero degli abitanti.
La medicina moderna guarisce di più ma è più costosa. Per poter mantenere una buona sanità pubblica e universale è necessario ridurne i costi: invece di aumentare i ticket è meglio ridurre gli sprechi Nella giornata di mobilitazione europea per le nuove politiche di sostegno alla sanità pubblica, la ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha proposto un patto per la salute del futuro ed ha chiesto ai cittadini e alle associazioni di volontariato che li rappresentano di partecipare attivamente nel processo di riorganizzazione del servizio sanitario e di collaborare nel ridurre gli sprechi. In sintesi le cause degli sprechi sono: burocrazia inutile e procedure poco chiare e trasparenti, investimenti di risorse economiche in servizi non utilizzati e sottoutilizzo di beni e servizi, inappropriatezza delle prestazioni, errori in medicina e medicina difensiva, scarse risorse per la prevenzione.
Una delle cause più importante degli sprechi consiste nella mancanza di razionalizzazione e organizzazione funzionale dei servizi e nell’assenza di reti assistenziali integrate. E urgente riorganizzare la rete ospedaliera ricordando che l’efficienza, la qualità, la sicurezza e la sostenibilità nella cura degli ammalati dipendono direttamente dal volume di attività.
I numerosi ospedali del Trentino, per come sono strutturati attualmente, non sono più sostenibili non solo per motivi finanziari ma soprattutto per l’impossibilità di raggiungere un’adeguata efficienza, qualità e sicurezza nella cura degli ammalati in quanto sono riferimento di territori a basso numero di popolazione e quindi a basso volume di attività.
Il volume dell’attività ha un rilevante impatto sull’efficacia degli interventi, come sottolinea il programma nazionale esiti (Pne) del Ministero della Salute che valuta appunto l’efficacia, la sicurezza, l’efficienza e qualità delle cure prodotte nell’ambito del Servizio Sanitario.
I dati dimostrano che l’efficienza e la buona riuscita delle terapie soprattutto quelle chirurgiche sono direttamente proporzionali al numero degli interventi effettuati (strettamente correlato con il bacino d’utenza).
Nell’ambito di una migliore sanità pubblica le associazioni che operano nell’interesse degli ammalati devono schierarsi dalla parte dei cittadini nel pretendere la puntuale tutela della salute per tutti, il che però non significa pretendere il cosiddetto «ospedale sotto casa».
Per quanto riguarda i reparti degli ospedali periferici è necessario prendere atto che qualità e sicurezza possono essere garantiti solo se si dispone di una sufficiente casistica. Anche per quanto riguarda i punti nascita vi sono evidenze scientifiche sull’associazione tra volumi di parti ed esiti per la salute materno-infantile: con meno di 1.000 parti l’anno si riscontrano conseguenze negative in particolare per i bambini di basso peso alla nascita. È ampiamente dimostrato che possono essere mantenuti solo se presentano almeno 500 parti all’anno. Recentemente il punto nascita di Gorizia, capoluogo di provincia con 276 parti nel 2013, è stato soppresso per «chiari motivi di sicurezza della donna e del nascituro».
Altro esempio è lo screening mammografico: le attuali tecnologie collocate negli Ospedali periferici sono obsolete e quindi inadeguate per uno screening efficace. Le nuove tecnologie A 3 D recentemente utilizzate a Trento e a Rovereto determinano un aumento della accuratezza diagnostica - sensibilità e specificità - (8 tumori individuati con le nuove tecnologie rispetto ai 5 tumori diagnosticati con le vecchie tecnologie). Le nuove tecnologie sono però molto costose e richiedono personale medico specializzato ad hoc, a tempo pieno. Questo non è sostenibile in periferia: a parte i costi è impossibile mantenere una buona professionalità degli operatori sanitari quando il volume di lavoro è insufficiente.
A fronte di questi vantaggi (maggiore numero di vite salvate) il disagio della popolazione è minimo: in fin dei conti si richiede alle donne di recarsi una volta ogni due anni a Trento o a Rovereto per l’esame di screening. I numeri alla base della riorganizzazione funzionale della rete ospedaliera: In accordo con le direttive (Patto Stato Regioni, 5 agosto 2014) i posti letto non possono superare i 3,7 per 1000 abitanti comprensivi di 0,7 posti letti per la riabilitazione e lungo-degenza post acuzie.
In merito ai presidi ospedalieri sono previsti: ospedali di base (Spoke raggio della ruota) con un bacino d’utenza compreso dagli 80.000 ai 105.000 abitanti, ospedali di primo livello da 150.000 a 300.000 abitanti;ospedali di secondo livello (Hub perno della ruota) da 600.000 a 1.200.000. I 530.000 abitanti (quanti ve ne sono in Trentino) sono valutati appena sufficienti per prevedere un unico ospedale centrale (Hub) di secondo livello che potrà trovare la completa realizzazione con la costruzione del NOT. Così attorno ad esso potrà essere programmata la rete ospedaliera. La sua collocazione, come del resto è stata progettata, deve essere centrale rispetto al territorio provinciale e quindi nella zona di Trento, sia per problemi orografici che per la facilità dei collegamenti (compresa la copertura garantita dall’elisoccorso).
Posizionare il NOT in altra sede a sud (per esempio tra Trento e Rovereto) sarebbe solo una notevole perdita di tempo dovendo affrontare da capo l’iter burocratico necessario (espropri, viabilità, progetto, etc.). L’importante è fare presto, gli spazi attuali del Santa Chiara sono insufficienti anche per quanto riguarda la collocazione dei medici e degli infermieri che non hanno spazio per le attività istituzionali, ma anche per fare ricerca che è alla base della riqualificazione della struttura, qualificazione che è la base per ridurre il saldo della mobilità sanitaria (18 milioni di euro l’anno a causa dei trentini che vanno a curarsi fuori provincia).
Al centro della rete l’Ospedale Hub di secondo livello (S. Chiara di Trento in attesa dell’inizio dell’attività del NOT, 8 anni?) rimane operativa 1 struttura ospedaliera di primo livello a Rovereto per il Trentino sud sussidiaria all’ospedale centrale.
Presso l’ospedale centrale del Trentino vanno collocate le funzioni ospedaliere a valenza provinciale mentre in quello di Rovereto le attività che secondo l’intesa Stato-Regioni richiedono più di una funzione ospedaliera oltre a quella centrale: alcune come funzioni complesse altre come funzioni semplici collegate con la struttura complessa centrale. Un ospedale di base va previsto a Cles su cui gravitano 85.000 abitanti della Valle di Non, Sole e Rotaliana-Paganella .Le altre 4 strutture ospedaliere collocate a Arco Tione, Borgo, Cavalese che come bacino d’utenza sono molto lontane dal minimo richiesto (80.000 abitanti) per un ospedale di base, possono essere catalogate come ospedali in sedi disagiate, che prevedono una funzione complessa per la medicina interna e, collegate con le funzioni centrali, il centro dialisi, il day hospital oncologico, servizi radiologici, i laboratori, unità per la raccolta sangue, la riabilitazione e funzioni di ortopedia traumatologia nei territori ad alto impatto turistico specie invernale. Riguardo alla chirurgia posson essere previsti solo interventi in day surgery con letti di appoggio in collegamento con il pronto soccorso.
Vanno organizzati anche i percorsi nascita in stretto rapporto con i punti nascita di Trento e Rovereto , nonchè gli ambulatori specialistici direttamente collegati con le rispettive funzioni ospedaliere Infine vanno mantenute in questi ospedali alcune funzioni di eccellenza storicamente presenti da anni quali la pneumologia e la fisio-patologia della riproduzione ad Arco, la chirurgia orale per disabili e odontoiatria per l’ospedale di Borgo.
Contestualmente per i ricoveri impropri e per la presa in carico precoce del paziente post-ricovero possono essere previsti ospedali di comunità: in Trentino mancano le strutture intermedie, le dimissioni dagli Ospedali di primo e secondo livello spesso sono difficili. Gli ospedali di comunità vanno gestiti dai medici di medicina di base e collocati nei vari distretti, ad esempio: Ala, Storo o Pinzolo, Malè, Pozza o Predazzo, Mezzolombardo, Pergine in raccordo con le strutture già presenti (RSA case di riposo, case di cura). Essi possono prevedere ricoveri (eventualmente anche solo a ciclo diurno) per malati non curabili a domicilio, dimissioni precoci dopo ricoveri per patologie acute, disabili generali, malati terminali, trattamenti riabilitativi post dimissioni. I posti letto a disposizione sono 10 - 15, non è previsto pronto soccorso, ma solo ricoveri programmati. L’assistenza medica è assicurata da medici di medicina generale e infermieristica (12 ore se è previsto ricovero diurno altrimenti 24).
Possono essere anche previsti ambulatori specialistici.
Le associazione di volontariato devono schierarsi dalla parte dei cittadini criticare ed incalzare la politica pretendendo la tutela della salute per tutti. Purtroppo, se la politica ha come compito la corretta programmazione sanitaria ed economica, nel contempo, è alla ricerca del consenso come strumento della conservazione del potere specie in periodo elettorale.
L’esperienza di questi anni dimostra che il consenso della popolazione sulle scelte politiche si forma spesso su base emotiva «si sceglie ciò che appare bene» e non sulla razionalità «si sceglie ciò che è bene».
L’azione delle associazioni di volontariato è fondamentale: è importante fare in modo e che i cittadini possano difendere la sanità secondo principi di razionalità, correggendo gli sprechi in sanità in modo da indirizzare le scelte della politica alla soluzione dei reali bisogni della popolazione e non dettate da fini elettorali. Solo così avremo una Sanità efficiente, di qualità, sicura e sostenibile per tutti.