Anche a Trento i lenzuoli bianchi esposti come sudari per Gaza
Come in altre città italiane, sabato 24 maggio, la simbolica protesta per chiedere il cessate il fuoco e l'invio di aiuti alla popolazione stremata che conta ormai 50 mila vittime. Il sindaco Franco Ianeselli: "Muoiono bambini, anziani, donne e uomini. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questo massacro perché chi tace diventa complice". Ieri pomeriggio anche una manifestazione per le vie della città al grido di «Gaza libera»
TRENTO - Da Roma a Milano, ma anche a Trento, così come a Firenze e Bologna: oggi, sabato 24 maggio, tante città italiane hanno visto la simbolica protesta per quanto accade a Gaza: lenzuoli bianchi appesi alle finestre o stesi per terra, a simboleggiare i sudari nei quali vengono avvolte le vittime nella Striscia.
L'appello invitava a esporre questi lenzuoli in ogni piazza d'Italia, da ogni balcone o finestra, con l'obiettivo di arrivare a oltre 50 mila, il numero dei morti a Gaza. Il Comune di Trento aderisce ed espone a palazzo Geremia un lenzuolo bianco invitando i cittadini a fare altrettanto alle finestre delle proprie case (nella foto un edificio in centro a Trento, questa mattina).
"A Gaza - osserva il sindaco Franco Ianeselli - si muore ogni giorno. Muoiono i bambini, gli anziani, muoiono le donne e gli uomini. Si muore sotto le bombe dell’esercito israeliano, si muore di fame, si muore per mancanza di medicine. Secondo tutti gli osservatori indipendenti, Gaza è diventata un campo di sterminio. Ci sentiamo impotenti, ma non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questo massacro perché chi tace diventa complice. Per questo, insieme a molti altri Comuni, abbiamo deciso di aderire alla campagna. Con questa azione simbolica chiediamo l’immediato cessate il fuoco, la liberazione di tutti gli ostaggi, la distribuzione rapida delle tonnellate di viveri che oggi sono bloccate al valico di Rafah. Poiché ha conosciuto gli orrori della guerra, Trento è da sempre schierata per la pace e per la difesa dei diritti umani. Facciamo sentire la nostra voce”.
Ieri pomeriggio, protesta «contro il massacro in Palestina» anche con un corteo che ha attraversato le vie del centro, passando anche nei punti cruciali del Festival dell'economia, oltre che davanti al Palazzo di giustizia e piazza Fiera, al grido di «Gaza libera» e fumogeni.
Il gruppo si è fermato poi davanti a Sociologia in via Verdi, esponendo cartelloni contro il governo Meloni, per dire «stop al genocidio».
A Roma la protesta ha avuto luogo nella centrale piazza Vittorio. Intorno, bandiere della Palestina e cittadini che nel corso della mobilitazione si sono stesi sui lenzuoli.
Un lenzuolo bianco, simbolo della campagna #ultimogiornodigaza, è stato issato anche sulla facciata del palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione Toscana, in piazza Duomo a Firenze.
Ad aderire all'iniziativa è anche il Comune di Milano che ha deciso di esporre un lenzuolo sulla facciata di palazzo Marino. "Con questa iniziativa registro che Sala non vuole più essere il sindaco di tutti, ma solo di una parte della città", ha commentato il direttore del Museo della Brigata ebraica Davide Romano.
"Oltre 200 Comuni in Italia hanno aderito alla nostra iniziativa. Non ce lo aspettavamo. Qui non ci sono piazze, non ci sono capi: è tutto spontaneo, un'iniziativa in piena libertà", ha dichiarato Tomaso Montanari, uno dei promotori della campagna 50.000 sudari per Gaza.
Tra le città che hanno aderito anche Vicenza, Padova, Isernia e altre.
Così come erano presenti associazioni come Arci e Anpi. Intanto, dalla Striscia arriva una nuova drammatica testimonianza del parroco cattolico, padre Gabriel Romanelli: "Qui c'è tanta gente che desidera la morte, è tanto il male che colpisce tutti, è un sentimento terribile".
Nella Striscia aumentano dunque disturbi anche di tipo psichico, come "la depressione, la tristezza, il nervosismo, la violenza anche verbale, il disinteresse per tutto".
Il disagio colpisce anche "i bambini: non parlano bene, non riescono a concentrarsi", si vede "tensione, iperattivismo, continua necessità di avere attenzione. Ci sono bambini che dormono male o che non dormono più", nella loro "scrittura si vede la mancanza di uno studio sistematico, della mancanza di attenzione, in alcuni casi di mancanza di speranza".
La parrocchia cerca di venire incontro anche a queste nuove esigenze che non sono materiali ma costituiscono comunque emergenze. "Cerchiamo di aiutare di più i bambini anche con attività artistiche, sportive, di gruppo".
E nonostante la guerra e i disagi che crescono di giorno in giorno, nella parrocchia latina di Gaza si continuano a suonare le campane "per scandire i tempi delle funzioni", messe, rosari, confessioni, adorazione.
"Sono importanti - conclude il missionario argentino - non solo per la vita spirituale ma anche per mantenere un certo ritmo, una routine, un ordine" in quella vita quotidiana devastata da mesi di guerra.