Referendum, lunga corsa per il quorum: al voto domenica 8 e lunedì 9 giugno
Quattro quesiti riguardano le condizioni di lavoro, uno i tempi per ottenere la cittadinanza italiana. Con il sì si ripristina la reintegra in caso di licenziamento illegittimo, si pone un limite al lavoro precario e in caso di appalti si rende responsabile il committente per la sicurezza. La Malfa (Arci Trento): «Utile dire la propria opinione. Pericoloso invitare a non votare». Grosselli (Cgil): «Si vota per qualcosa che ci riguarda, non per la carriera dei politici»
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TRENTO - «Le persone dovrebbero andare a votare perché, per una volta, sono chiamati a scegliere per qualcosa, e non per qualcuno. Meglio ancora: per loro stessi, e non per il destino del politico di turno».A meno di due settimane dal voto per i referendum sul lavoro e sulla cittadinanza dell'8 e 9 giugno, il segretario della Cgil Andrea Grosselli inizia così la sua esortazione al voto.
La Cgil molto ha investito, in termini di impegno, in questo anno che ha portato alla raccolta firme prima e a brevissimo al voto. Sa che il nemico è l'astensionismo, in un Paese in cui ormai il 50% è l'ordine di grandezza dell'affluenza per le elezioni amministrative, figuriamoci quanto è facile scaldare gli animi per i referendum.
Ma la Cgil - e con lei Anpi e Arci, che hanno contribuito a raccogliere le firme - non demordono.
Per orientarsi sui 5 quesiti referendari, comunque, ecco cosa c'è da sapere su questo referendum.
Quando si vota. Cinque i quesiti referendari su cui i trentini e gli italiani in generale, sono chiamati a dire la propria opinione. Si voterà domenica 8 dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15, e per farlo ci si deve presentare al seggio elettorale con documento d'identità e tessera elettorale (chi l'avesse persa o avesse esaurito gli spazi può chiedere una tessera nuova all'ufficio elettorale, senza appuntamento, negli orari d'apertura al pubblico).
I referendum saranno validi se voterà almeno il 50% degli aventi diritto. Un obiettivo ambizioso, visto che da anni ormai - se si esclude il referendum sull'acqua bene comune - non raggiungono il quorum, ma per i promotori sarebbe importante comunque una percentuale alta di sì.
I quesiti sul lavoro. Quattro i quesiti sul lavoro. Si parte dall'articolo 18. Al momento, per gli assunti post 2015, a meno di determinate fattispecie molto gravi, il licenziamento illegittimo porta ad un risarcimento, ma il giudice non può ordinare il ritorno al lavoro.
Con il sì al referendum, si ripristina la possibilità di reintegro sul posto di lavoro, qualsiasi fosse la causa di chiusura del contratto, purché si tratti di un licenziamento illegittimo.
Un secondo quesito tocca i risarcimenti, sempre in caso d licenziamento illegittimo: i lavoratori allontanati illegittimamente dalle piccole imprese hanno un risarcimento minore degli altri, entro il limite delle 6 mensilità. Il sì al referendum elimina questo limite, parificando questi lavoratori a tutti gli altri.
Un terzo quesito punta a ripristinare la necessità di una giustificazione, per le assunzioni a termine sotto i 12 mesi. Da tempo i sindacati lamentano un abuso dei contratti precari, l'obiettivo di questo quesito è mettere un freno a simili situazioni.
Infine, c'è il quesito sulla sicurezza: il sì mira a rendere responsabile di quel che accade in un'azienda anche il committente, in modo da garantire ai lavoratori un risarcimento diretto in caso di infortuni gravi. Quel che si vuole evitare è che catene infinite di sub appalti finiscano per bypassare anche le regole sulla sicurezza a discapito dei lavoratori.
La cittadinanza. Poi c'è il quesito sulla cittadinanza, che punta a ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza continuativa (e continuativa si intende che è sufficiente un periodo di pochi mesi all'estero per azzerare il conteggio) nel nostro Paese per chiedere la cittadinanza.
I promotori chiamano al voto. Tra i più impegnati anche nella raccolta firme, soprattutto per il referendum sulla cittadinanza, l'Arci. Il presidente Andrea La Malfa spiega: «È importante andare a votare, intanto per esprimere la propria opinione su quesiti che riguardano diritti, salari, condizioni di lavoro, quindi riguardano la vita quotidiana di ognuno d noi. Spesso si dice che la politica è lontana dai fatti quotidiani, mi sembra che questo sia un esempio di iniziativa vicina alla vita di ognuno».
La Malfa invita a votare anche chi non è a favore: «Chi non è d'accordo vada a votare e dica no. Sta passando un messaggio a mio avviso tremendo: che chi non è a favore stia a casa. Ma io ricordo a chi fa questa campagna che l'attivazione degli elettori non è così facile. Se chiedi loro di stare a casa per il referendum, non è così scontato che po vadano a votare alle elezioni. E poi ci interroghiamo sulla bassa affluenza e sulla scarsa partecipazione che indebolisce la vita democratica».
Andrea Grosselli, segretario Cgil del Trentino, è ancora più tranchant: «Non c'è qualcuno che chiede il voto per se stesso, la propria carriera politica, qui si vota per cambiare le norme sul lavoro e aumentare le tutele».
È ora di cambiare registro, evidenzia Grosselli, allargando l'orizzonte in generale ai ragionamenti sul mercato del lavoro fatti in questi anni: «Da tempo ormai abbiamo iniziato a ridurre i diritti e le tutele dei lavoratori, in nome di una flessibilità che avrebbe dovuto portare più ricchezza e retribuzioni più alte. Adesso possiamo dirlo: così non è stato. Non lo diciamo noi, lo dicono tutti gli istituti di ricerca: il nostro Paese è il più arretrato a livello di innovazione, e di retribuzioni, i lavoratori hanno perso potere d'acquisto rispetto ad altri Paesi europei, dove i dipendenti lo hanno invece visto crescere.
Votare sì ai 4 referendum sul lavoro, ma anche a quello sulla cittadinanza, significa scommettere su un'Italia più giusta e anche più ricco di quello di oggi. Visto che siamo in una situazione ancora di crescita, benché limitata, forse il messaggio da lanciare ora non è quello di una precarizzazione continua del lavoro, rendendolo più sicuro.
Questa non è la ricetta giusta. Serve riportare un equilibrio più giusto a favore del lavoro, rispetto a quello visto fino adesso spostato sulle imprese, soprattutto le piccole e piccolissime imprese».
[nella foto in alto, un poster della campagna rederendaria della Cgil]