Il voto

Referendum, a Trento la festa finale con i promotori dei cinque sì

Oggi, giovedì 5 giugno, l'appuntamento al Giardino del centro Santa Chiara con momenti musicali e di approfondimento sulle modifiche abrogative proposte: quattro questioni riguardanti le condizioni dei lavoratori e una sulla necessità di abbreviare i tempi per acquisire la cittadinanza italiana (dagli attuali 10 a 5 anni di residenza continuativa)

VIDEO Che cosa chiedono i 5 referendum dell'8 e 9 giugno

TRENTO - Ultime battute per la campagna elettorale a sostegno dei referendum su lavoro e cittadinanza. Oggi, giovedì 5 giugno, dalle 18 al giardino Solženicyn, ex Santa Chiara a Trento, i promotori dei cinque sì organizzano una festa per chiudere questi due impegnativi mesi a sostegno delle ragioni dei referendum in Trentino.

In programma dalle 18 dj set con ‘70, ‘80 e ‘90.  Dalle 19.30 spazio agli approfondimenti sulle questioni del lavoro e in particolare sulle modifiche abrogative proposte dal referendum con l’avvocato Alberto Ghidoni del foro di Milano e testimonianze a sostegno delle ragioni del sì.

Dalle 21 musica sulle note del Blasco con la tribute band Emozione Vasco. Per tutta la durata dell'evento sarà attivo un servizio di bar e cucina.

Venerdì 6 giugno, ultimo giorno di campagna elettorale prima del silenzio pre-voto, la Cgil sarà con i propri volontari nelle zone maggiormente periferiche, da passo San Pellegrino a Pejo, dal Tesino a Luserna, in tutti quei piccoli comuni dove spesso la politica non arriva.

«Con questo voto non deleghiamo altri a decidere per noi, ma votiamo per riappropriarci dei diritti e del futuro», ha detto il segretario generale Andrea Grosselli in una conferenza alla sede di via Muredei.

L'invito del sindacato è a votare sì ai cinque quesiti su lavoro e cittadinanza, ma la scalata della montagna del quorum non è scontata.

«I sondaggi suggeriscono che oggi il 40% degli aventi diritto è orientato a votare, per questo continueremo a fare campagna sul territorio», ha indicato Grosselli.

«I media nazionali hanno iniziato tardi a parlare dei referendum e ci scontriamo con le prese di posizione del governo che invita all'astensione. Meloni ha dichiarato di volersi presentare al voto, senza ritirare la scheda». Per i referendari, si tratta di una presa in giro; a norma di legge, un vero "non senso": «A un referendum, non ritirare la scheda equivale a non votare», critica il segretario, «gli stessi che prendono i voti proclamandosi difensori dei lavoratori, ora gettano la maschera. Ci accusano di far sprecare soldi per questa consultazione, ma se avessero fatto il loro lavoro, ad esempio adeguando la norma sui contratti a tutele crescenti dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, non saremmo costretti a chiedere il voto dei cittadini».

Grosselli ritiene che il referendum darà in ogni caso un importante segnale politico: «I voti si contano, ma soprattutto si pesano. Milioni di persone andranno a votare e il Parlamento non potrà far finta di niente».

I primi quattro quesiti riguardano la disciplina giuslavoristica e puntano, in linea di massima, a ripristinare il sistema di regole precedenti a parti del Jobs Act renziano, ritenute più tutelanti nei confronti dei lavoratori, in un'ottica di contrasto al precariato e all'insicurezza sul lavoro.

Il quinto quesito riguarda la modifica della legge sulla cittadinanza, che porterebbe da dieci a cinque gli anni di residenza continuativa in Italia, ma lascia invariata la necessaria assenza di carichi penali e la comprovata conoscenza della lingua e della cultura italiana.

Maja Husejic, coordinatrice del comitato trentino per il referendum, osserva: «Se il quesito sarà approvato, si riconoscerà l'esistenza di una fetta della popolazione pienamente integrata e darà il diritto di votare ed essere votati. Ci accusano di voler regalare la cittadinanza a tutti? È propaganda, i criteri per accedere alla cittadinanza rimangono gli stessi, modifichiamo una legge vecchia e inadeguata rispetto alla realtà demografica».

Grosselli riflette sulle divisioni tra i sindacati, con la Cisl che ha definito come "passatista" la parte relativa al lavoro e la Uil che si è pronunciata a favore di due sì, sull'estensione all'impresa appaltante della responsabilità in merito alla sicurezza sul lavoro e sulla cittadinanza, lasciando per il resto libertà di voto: «È la normale dialettica tra diverse forze sindacali», indica Grosselli,

«Apprezzo che né Cisl né Uil abbiano chiesto di disertare il voto, mostrano rispetto per la consultazione».

Il segretario organizzativo di Cgil Maurizio Zabbeni ha delineato lo sforzo comunicativo sul territorio: «Abbiamo percorso cinquemila chilometri e con settanta gazebo e volantinaggi abbiamo distribuito duecentomila volantini».

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