Giustizia

Val di Non, intossicato dal monossido di carbonio: condannati i vicini di casa

L’uomo, portato in ospedale, è stato male a causa dei fumi del camino dell’abitazione accanto. Una coppia finisce così davanti al giudice per lesioni personali: 200 euro di multa e 300 di risarcimento

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di Marica Vigano'

TRENTO - L'uomo, artigiano settantenne in pensione, era salito all'ultimo piano della casa in ristrutturazione del figlio per prendere alcune misure. Lo ha trovato la nuora, seduto contro il muro della mansarda, senza forze. L'ipotesi della donna, medico di professione, ha trovato conferma all'ospedale di Cles: si è trattato di un malessere dovuto ad intossicazione da monossido causata dai fumi del camino dei vicini.

Accertate le responsabilità dell'episodio, accaduto nel marzo 2022 in val di Non, i coniugi proprietari della casa vicina e della canna fumaria oggetto della discordia sono stati condannati per lesioni colpose. Da precisare che la disavventura del settantenne fortunatamente si è conclusa senza complicazioni, perché dopo gli esami del sangue e la scoperta delle cause della perdita improvvisa delle forze, è stato dimesso dall'ospedale con tre giorni di prognosi.

Ma poteva andare peggio. Come emerso nel corso del dibattimento il figlio dell'artigiano, ossia il proprietario dell'immobile in ristrutturazione, aveva fatto presente ai coniugi che vivono nella casa accanto la pericolosità del loro camino, posto in adiacenza al muro, trenta centimetri sotto la finestra della mansarda.

Agli atti del processo, tra l'altro, c'è l'ordinanza di pericolo dell'amministrazione comunale risalente a giugno 2022 (tre mesi dopo l'episodio di intossicazione), nonché l'atto di diffida all'utilizzo del comignolo emesso dalla Provincia.

A seguito di questi provvedimenti, che provano la pericolosità oggettiva della canna fumaria, i vicini avevano modificato il tubo prolungandolo, in modo da l'uscita del fumi avvenisse - come di fatto ora accade - non in prossimità della finestra della mansarda della casa accanto ma sopra il tetto della propria.

Preso atto che non è andato a buon fine il tentativo di conciliazione tra gli imputati e il settantenne parte civile, il giudice ha aperto il dibattimento.

Sono stati sentiti diversi testimoni, fra cui la vittima dell'intossicazione da monossido, che ha raccontato di quello strano e improvviso malore. L'ammissione di non aver avuto contezza del fumo - è il ragionamento del giudice - è una condotta che depone a favore della parte offesa «proprio perché caratterizzata da continenza e lucidità e assenza di esagerazioni o aggravamenti di sorta della posizione».

I vicini sono stati condannati: 200 euro di multa e 300 euro di risarcimento a favore del settantenne.

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