La scomparsa del nostro Alessio Coser: “I colori, la passione e il rispetto dell’altro”
Lascia la moglie e tre figli Sarà salutato domani mattina, lunedì 18 agosto, alle 10 con una cerimonia nella sala del commiato a Trento. Alessio Coser ha lavorato a lungo con l'Adige: aveva iniziato nel 2007 e non finirà mai di far parte della famiglia di questo giornale: il ricordo del nostro vicedirettore Paolo Micheletto
LE FOTO Addio al nostro Alessio
Alessio Coser era colore, sorriso, rispetto, empatia. Alessio Coser era il viso delle persone che per una vita ha fotografato, perché mai ha incontrato una persona senza sapere chi era, come viveva, perché era entrato in contatto con il suo obiettivo. Alessio Coser ha lavorato a lungo con l'Adige: aveva iniziato nel 2007 e non finirà mai di far parte della famiglia di questo giornale, che oggi lo piange e lo ricorda con tanti ricordi che - nella tragedia della morte - finiscono sempre con un sorriso e una battuta, che Alessio distribuiva con generosità.
Ci ha lasciato il nostro Alessio Coser
Aveva scelto la fotografia come «ricerca» dell'umanità e nell'umanità ed era rimasto fedele alle sue idee. Era capace in un attimo di entrare in sintonia con la persona che gli stava di fronte, capace di ridurre le distanze con i potenti che ha avuto la ventura di incontrare per lavoro (con i quali non eccedeva in formalismi) e di avvicinarsi con rispetto a coloro che - quando conoscono per la prima volta un giornalista o un fotografo - stanno spesso attraversando un pesante momento di svolta della propria vita. Bisogna essere sensibili e profondi: e Alessio lo era.
Con il suo lavoro di fotogiornalista aveva maturato una sensibilità unica. Era capace di fermarsi quando necessario e di avvicinarsi al momento giusto. Le foto che arrivavano al giornale erano già «filtrate» dalla sua attenzione e dal rispetto verso gli altri.
Era un giornalista vero e conosceva la «potenza» che una foto sul giornale può avere per cambiare le cose, per denunciare le ingiustizie, per aiutare chi lo merita. Era un uomo di passioni, Alessio Coser. In pochi minuti, nella vita frenetica che aveva mentre era di turno, potevi ascoltare del suo amore per la Sardegna, dei suoi chilometri di corsa, della necessità di organizzare un servizio per una notizia da pubblicare, della montagna da rispettare. Si perdeva nell'amore quando raccontava della splendida famiglia che aveva costruito.
Nel corso degli anni il suo fotogiornalismo è entrato con profondità in alcuni temi sensibili della società. Aveva visto da vicino la sofferenza legata ai disturbi psichiatrici, con un lungo reportage che lo aveva portato a visitare le strutture di diverse città. Le immagini sono ancora disponibili sul portale alessiocoser.it: «Non si troveranno risposte nette e univoche, ma un racconto fotografico fatto principalmente di luoghi e volti, con la speranza che possa generare uno spazio di riflessione».
Sono parole che descrivono al meglio il lavoro di Coser: volti, luoghi, speranza, riflessione. Vedeva il mondo con occhi propri, Alessio. Una visione sempre originale, sempre alla ricerca dell'altro, mai univoca, appunto. E quando arrivavano le sue foto in redazione, capivi che la vita è tante sfumature di colore, non solo bianco e non solo nero (peraltro Alessio sapeva maneggiare alla grande anche la tecnica del bianco e nero, che dà ancora più essenza all'immagine).
Alessio, con la generosità che metteva nella vita, aveva deciso di condividere con tante persone gli aspetti anche più intimi della malattia che ha affrontato nell'ultima parte del suo cammino. In pochi giorni è passato dall'essere un professionista impegnato al dover lottare contro un nemico inatteso. Ha saputo coinvolgere tanti amici nella sua nuova «dimensione» e ogni volta l'interlocutore doveva ricordare quanto fosse necessario «entrare» nel vero della vita. Sapeva volare alto, trovare contatto con l'ambiente e la natura, «splendida amica incontaminata che mi dà tanta serenità», diceva nei momenti più difficili.
Poche settimane fa, accompagnato dal figlio Matteo, aveva voluto salutare i colleghi e gli amici della redazione. Non pensavamo certo che quella sarebbe stata la sua ultima volta nello stanzone della cronaca di via Missioni Africane, ma il nostro Alessio tenne banco per diversi minuti, come è accaduto per tanti anni: una sorta di inno alla vita e alla speranza che non dimenticheremo mai.
Ci ha lasciato il nostro Alessio Coser
Dopo Dino Panato e Piero Cavagna il giornalismo trentino perde un'altra voce importante: un patrimonio dell'immagine che chi rimane ha il dovere di non disperdere. Professione, tecnica e cuore. Dino, Piero e Alessio: tre fotografi in grado di entrare in contatto con il mondo, perché ben sapevano che fare una fotografia vuol dire consegnare una persona all'eternità. p.micheletto@ladige.it