Rintracciato dopo dodici anni, riapre il processo per violenza e sessuale e minacce
Imputato un 42enne senza fissa dimora, che in pieno giorno palpeggiò una ragazza in piazza Fiera. Il procedimento, che era stato chiuso nel 2023 per l'irreperibilità dell'uomo, riprende a febbraio
TRENTO. Sono trascorsi 12 anni dall'episodio di violenza accaduto in pieno giorno in piazza Fiera: una ragazza che all'epoca aveva poco più di vent'anni venne palpeggiata da uno sconosciuto e solo grazie alla reazione di lei, che subito chiamò le forze dell'ordine, il soggetto fu bloccato ed identificato. Si trattava di un romeno senza fissa dimora. Lo straniero, individuato dopo un lunghissimo periodo di irreperibilità, deve ora comparire davanti al giudice del tribunale di Trento per rispondere dell'accusa di violenza sessuale e di minacce per quell'episodio, accaduto l'8 luglio 2013.
L'udienza si terrà nel febbraio 2026. Giustizia lenta? No, perché il problema non sono stati i tempi lunghi della burocrazia. Il procedimento a carico dell'uomo era partito subito dopo i fatti, ma il "nodo" della questione è che l'imputato, all'epoca dei fatti denunciato a piede libero, era praticamente scomparso: senza una dimora e senza un'occupazione, per più di un decennio si è mosso come un fantasma, non è incappato in controlli di alcun genere, né ha mai lasciato indizi sulla sua presenza nei luoghi.
Le forze dell'ordine non sono mai riuscite a rintracciarlo. Le udienze sono state ogni volta rinviate per l'irreperibilità del soggetto, fino alla decisione presa dal collegio - formato dalle giudici Claudia Miori, Greta Mancini e Marta Schiavo - di non doversi procedere per mancata conoscenza della pendenza del processo da parte dell'imputato.
La sentenza era stata depositata nel novembre 2023, ma senza la parola fine, perché quando il romeno è stato finalmente individuato - nel febbraio 2024 - il processo si è riaperto. Il campo di imputazione rimane il medesimo; ed uguale sarà il dolore che dovrà rivivere la vittima della violenza nel ricordare l'episodio.
La ragazza, in quel pomeriggio assolato di luglio di 12 anni fa, stava portando a spasso il suo cane quando, in piazza Fiera, aveva sentito una mano che si intrufolava sotto la sua gonna palpeggiandola. Lei si girò all'improvviso vedendo lo sconosciuto che, come nulla fosse accaduto, si stava allontanando a passo spedito. Riuscì a reagire: lo inseguì e gli intimò di fermarsi perché stava chiamando le forze dell'ordine.
«Provaci che ti picchio» le aveva risposto lui. La vittima, aiutata da un passante, aveva trovato la forza di chiamare la polizia e di allertare sua madre, che si trovava in via Mazzini, e grazie alla descrizione fatta dalla figlia, si era lanciata all'inseguimento dello sconosciuto. Alla "caccia all'aggressore" si era unito anche un altro passante, mentre madre e figlia erano al telefono con la polizia indicando gli spostamenti dello straniero.
L'inseguimento si era concluso in via Tommaso Gar dove il romeno era stato bloccato dai poliziotti. Lui si era messo in ginocchio, chiedendo perdono e promettendo che non lo avrebbe più fatto. Troppo tardi. Come la mamma della vittima aveva raccontato alla polizia, la ragazza «era sconvolta, tremava dalla paura, singhiozzava».