Giustizia

«La sanità tunisina non è adeguata»: potrà stare in Italia per le cure. La sentenza

Sì al permesso di soggiorno per motivi di salute: accolto il ricorso del nordafricano, nonostante l'ambasciata italiana a Tunisi abbia dato parere positivo al sistema sanitario locale. Agli atti i certificati dei medici dell'Azienda sanitaria che specificano che la grave patologia da cui è affetto l'uomo non è curabile in maniera appropriata nel Paese d'origine

TRENTO. 'Verrà curato dal sistema sanitario italiano un cittadino tunisino affetto da una grave patologia cardiaca, nonostante l'Ambasciata italiana a Tunisi abbia ritenuto le strutture mediche locali idonee a farsi carico dell'assistenza e del trattamento farmacologico del paziente. Lo ha deciso il tribunale di Trento, presieduto da Laura Di Bernardi con a latere i giudici Massimo Rigon e Enrica Poli: nella sentenza si evidenzia che la patologia «sebbene astrattamente curabile nel Paese di origine, non lo sia in concreto a motivo delle condizioni in cui versa il sistema sanitario tunisino».

Via libera dunque al permesso di soggiorno per le cure mediche, che è stato il motivo del ricorso. Il cittadino straniero si è visto respingere dal questore di Trento la richiesta di poter rimanere in Italia per essere curato per la cardiopatia ischemica di cui è affetto. Attraverso l'avvocato Giovanni Guarini ha dunque presentato reclamo al tribunale di Trento, evidenziando ciò che è stato attestato sia dal medico di base, sia dal cardiologo dell'Azienda sanitaria trentina, ossia che il tipo di patologia riscontrata nel paziente è «di particolare gravità non adeguatamente curabile nel Paese di origine».

È poi stato depositato dalla difesa un rapporto di ricerca Coi (Country of origin information, ossia le informazioni sui Paesi di origine) da cui emerge che le spese sanitarie in Tunisia sono in buona parte a carico dei pazienti e che ci sono carenze nella distribuzione territoriale dei medici.Il ministero dell'Interno si è costituito in giudizio e ha ribadito il proprio no al permesso di soggiorno per cure mediche.

Tra l'altro l'Ambasciata d'Italia in Tunisia, tramite il proprio referente medico, ha dichiarato che le strutture sanitarie tunisine sono adatte a curare la patologia dell'uomo. Ma agli atti c'è anche una relazione datata marzo 2025 del ministero degli Esteri da cui emerge che la Tunisia non risulta garantire sempre l'assistenza adeguata, con ospedali pubblici affollati e poco attrezzati, nonché posti letto in numero insufficiente.

Tuttavia non basta verificare che nel Paese d'origine vi siano dei centri con medici che curano la patologia, occorre anche verificare che, in concreto, il sistema sanitario permetta a tutti l'accesso alle cure: questo il ragionamento del tribunale di Trento che ha accolto il reclamo.

«Sebbene l'ambasciata - si legge nella sentenza - per altro via mail e senza altro tipo di ufficialità, abbia inoltrato il parere del proprio medico di fiducia in cui è stata riportata la seguente valutazione "le strutture sanitarie tunisine sono adatte a curare il cardiopatia ischemica che presenta il signor G.", dalle fonti ufficiali emerge che, nonostante la patologia, dalla quale il ricorrente è affetto, sia astrattamente curabile nel suo paese di origine, tuttavia, in concreto, il sistema sanitario tunisino - per le carenze organizzative ed assistenziali che presenta - non risulta a ciò idoneo».

Per i giudici trentini il Ministero avrebbe dovuto produrre altra documentazione per provare l'adeguatezza del sistema sanitario tunisino rispetto alle condizioni di salute dell'uomo. Nella valutazione della malattia - viene anche specificato - vanno considerate le conseguenze di un rimpatrio definitivo e non di un rientro momentaneo nel Paese d'origine.

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