Il processo

Bimba investita sulla rampa nel 2022 a Mezzolombardo: «prosciolta» la conducente

Il giudice ha emesso la sentenza di «non luogo a procedere» per la donna che aveva colpito la piccola. La bambina era sopravvissuta, riportando gravi lesioni. Mamma e papà della bimba, presenti come parte offesa, non si erano costituti parte civile nel procedimento

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. È stata "prosciolta" la donna che nel 2022 investì una bimba sulla rampa di un garage condominiale a Mezzolombardo. Sono passati più di tre anni da quel tragico evento: la piccola, all'epoca dei fatti di poco più di un anno, oggi ne ha più di quattro. Da quel giorno però, nulla per lei e la sua famiglia, è stato come prima. Rimasta in vita, ma con lesioni gravissime, la bambina necessita tutt'oggi di assistenza e cure costanti. La conducente del mezzo, allora sessantenne, indagata per lesioni stradali gravissime, è stata chiamata davanti al tribunale di Trento in sede di udienza predibattimentale.

A seguito della richiesta di opposizione all'archiviazione presentata dalla famiglia della piccola, il giudice per le indagini preliminari Enrico Borrelli aveva accolto tale istanza, disponendo che la Procura - rappresentata dalla titolare del fascicolo, la pm Alessadra Liverani - formulasse l'imputazione a carico della donna.Ma ieri mattina sulla vicenda giudiziaria, almeno nel penale, è stata messa la parola fine. Il giudice Massimo Rigon infatti ha emesso una sentenza di «non luogo a procedere», non essendoci sufficienti elementi per provare la responsabilità a carico dell'indagata, rappresentata dagli avvocati Sandra Mazzorana e Antonio Angelini.

La stessa Procura ha avanzato tale richiesta per mancanza di querela, come previsto dalla riforma della giustizia Cartabia. E proprio su questo punto la difesa della parte offesa aveva sollevato la questione sulla legittimità costituzionale, dovendo procedere a querela, e non più d'ufficio, anche in un caso in cui (come in questo) sono coinvolte persone inferme o di minore età. Ma su questo il giudice, sciolta la riserva, aveva definito la scelta, «espressione di discrezione politica e come tale non sindacabile».

Mamma e papà della bimba, presenti come parte offesa, non si erano costituti parte civile nel procedimento. Il caso si è trascinato per anni fra perizie e contro perizie: la difesa nella sua opposizione aveva contestato il nodo della «visibilità», sostenendo - sulla base della perizia dell'ingegner Gonnella - che la conducente avrebbe potuto avvistare la presenza della minore.

Al contrario, la pubblico ministero aveva chiesto al gip la chiusura del fascicolo, ritenendo l'evento «non prevedibile» e «non evitabile». La bimba, che si trovava insieme alla mamma, era stata travolta da una Nissan Micra guidata da una vicina di casa che, sopraggiunta dalla strada principale, si era immessa sulla ripida discesa per raggiungere il garage. Fin da subito la situazione era apparsa grave. Sul posto erano intervenuti sia i soccorsi sanitari, con l'elicottero, che i vigili del fuoco a supporto delle operazioni di soccorso, insieme ai carabinieri per i rilievi. Dopo essere stata rianimata a lungo, la bimba era stata portata d'urgenza all'ospedale Santa Chiara di Trento, per poi essere trasferita a Verona.

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