Giustizia

Filmava i bambini nei bagni pubblici: arrestato un papà di 33 anni

L'uomo, ora in cella, aveva nascosto il cellulare con la videocamera accesa nell'area dei servizi e degli spogliatoi in occasione di una manifestazione sportiva giovanile. Gli organizzatori hanno chiamato la polizia. Nei 3 telefoni sequestrati all'indagato sono state trovate centinaia di immagini pedopornografiche

di Marica Viganò

TRENTO. Un uomo di 33 anni, padre di tre bambini, è stato arrestato dalla polizia per aver ripreso con il proprio telefonino minorenni e adulti all'interno dei bagni di strutture pubbliche, di centri sportivi e commerciali, anche dei camerini dei negozi. Come emerso dalle indagini, lasciava il cellulare con la videocamera accesa e poi si allontanava: questa tecnica è andata bene per quasi tre anni, finché una mamma non si è accorta di quel telefonino stranamente dimenticato nel bagno della struttura, utilizzata quel giorno come spogliatoio per una gara di ciclismo.

La donna si trovava con la sua bambina e ha consegnato il cellulare agli organizzatori della manifestazione, che subito si sono accorti che la videocamera era accesa. Non si fa molta fatica ad immaginare ciò che poteva essere stato registrato, trattandosi - tra l'altro - di una manifestazione sportiva per giovanissimi, dai 7 ai 12 anni, maschi e femmine. L'evento si è tenuto nel capoluogo la primavera scorsa. Immediata la telefonata alle forze dell'ordine.

L'uomo, che non era molto distante dai bagni, si è accorto di ciò che stava accadendo, ha detto di essere il proprietario del cellulare e ne ha reclamato l'immediata restituzione. Ovviamente la sua richiesta, avvenuta con toni decisamente aggressivi, non è stata considerata. Il dispositivo è stato consegnato ai poliziotti, che hanno verificato in preview i contenuti della galleria: immagini inequivocabili che ritraevano parti intime di qualche adulto, ma soprattutto di bambine e bambini. Nella disponibilità dell'uomo sono stati trovati altri due telefonini.

Tre complessivamente i cellulari sequestrati, sottoposti ad analisi tecniche che hanno permesso di scoprire centinaia di registrazioni rubate a partire dal 2022. I dispositivi, come ricostruito dagli inquirenti, venivano lasciati nei bagni o nei camerini e poi controllati da remoto.

L'indagine della squadra mobile, coordinata dalla pm Ottavia Ciccarelli, ha portato all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita lunedì scorso. L'uomo, di origine straniera e da anni residente in Trentino, operaio, è accusato di produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Gianmarco Giua, ha dato la propria versione dei fatti.

L'avvocata Valentina Bianchini ha chiesto una modifica della misura cautelare, per cercare di evitare il carcere. Il giudice si è riservato ma, in attesa della decisione, l'indagato rimane in cella. Il reato di produzione di materiale pedopornografico è punito con la reclusione da 6 a 12 anni e con una multa da 24mila a 240mila euro, mentre per la detenzione di immagini pedofile si rischiano fino a 3 anni di carcere.

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