Dolore per la morte di don Marcello Farina, il “prete filosofo” che ha segnato la storia della chiesa trentina
Il funerale sarà celebrato lunedì 1 dicembre a Trento alle ore 14.30 nella chiesa di San Carlo Borromeo (Clarina) e martedì 2 dicembre alle 14.00 nella sua Balbido. Amato per profondità e franchezza, nel 2000 aveva ricevuto l’Aquila di San Venceslao. Le parole di Fugatti e Ianeselli
BALBIDO. Si è spento a 85 anni dopo una lunga malattia don Marcello Farina, il “prete filosofo” che per decenni ha rappresentato una delle coscienze più limpide e interroganti della comunità trentina. Il funerale sarà celebrato lunedì 1 dicembre a Trento alle ore 14.30 nella chiesa di San Carlo Borromeo (Clarina) e martedì 2 dicembre alle 14.00 nella sua Balbido.
Figura amata e talvolta discussa (ma le critiche non lo avevano mai impaurito), aveva ricevuto nel 2000 l’Aquila di San Venceslao, massimo riconoscimento cittadino, quale testimonianza del suo contributo civile e intellettuale.
Durante la cerimonia di allora, il sindaco Alessandro Andreatta ne aveva sottolineato la capacità unica di “dare parole alle inquietudini del nostro tempo senza pretendere di placarle”, riconoscendogli l’impegno costante nel misurarsi con dubbi, contraddizioni e domande aperte. Don Farina era stato definito «sacerdote filosofo» proprio per la sua naturale vocazione a coniugare fede e pensiero, affrontando senza timori la modernità, da Nietzsche a Freud, da Marx a Darwin, e offrendo sempre sguardi trasparenti e privi di infingimenti.
Nella sua lunga attività di docente, predicatore e scrittore, don Farina aveva coltivato un dialogo instancabile con credenti e non credenti, rifuggendo ogni forma di spiritualità disincarnata. «La sua è stata la vita di un pellegrino della fede – aveva scritto Alberto Folgheraiter – un sacerdote che ha impastato per anni le coscienze con il pane della misericordia». E ancora: «È stato un raro faro di libertà di pensiero dentro la Chiesa trentina», una voce critica capace di mettersi sempre “al servizio delle relazioni e della comprensione del mondo”.
Nato a Balbido, ordinato nel 1965, don Farina aveva sperimentato anche l’isolamento ecclesiale, scegliendo percorsi indipendenti nello studio e nella predicazione, spesso accolto da parroci di frontiera e comunità sensibili al suo modo diretto e profondo di leggere la realtà.
Con la sua franchezza, la sua disponibilità all’ascolto e il suo rigore intellettuale, è diventato per molti un maestro discreto e un punto di riferimento, capace di insegnare “mentre apprende e apprendere mentre insegna”, come ricordò Andreatta consegnandogli il sigillo cittadino. Oggi la comunità trentina saluta una delle sue voci più lucide e generose.
Le parole di Franco Ianeselli
Se n’è andato don Marcello Farina, prete, filosofo, insegnante e sempre, in ogni occasione, “maestro di libertà”, uomo dell’ascolto e del dialogo. Per chi non lo conosceva, restano un mistero le folle che don Farina riusciva a muovere quando teneva una lezione all’università della terza età o quando celebrava la messa nelle più sperdute parrocchie.
Ma chi ha avuto il privilegio di ascoltarlo anche solo una volta, fosse laico e credente, non si stupisce affatto: perché don Farina aveva il dono di unire l’audacia, la profondità del pensiero alla più umana delle arti: l’arte dell’incontro, del dialogo, della comprensione senza pregiudizi.
Grazie don Farina per essere stato in tanti anni un punto di riferimento per i tuoi studenti del liceo, per gli universitari della Fuci, per gli artisti, per gli anziani, per i fedeli, per gli agnostici e per i non credenti. Grazie per aver condiviso la tua ostinata ricerca di verità con tutti gli spiriti inquieti della città.
La giunta provinciale
La figura di don Marcello Farina è stata ricordata anche dalla Giunta provinciale di Trento. “È una notizia che genera un sentimento di dolore e commozione - commenta a nome dei colleghi dell’esecutivo il presidente Maurizio Fugatti - lasciando un vuoto difficile da colmare.
Resta il grande esempio che don Marcello ha sempre dato alla nostra comunità, ai credenti ed ai laici, ma anche a tante generazioni di giovani che ha saputo affascinare con la sua fede, la sua cultura e la dolcezza che rafforzava il rigore e la coerenza del suo messaggio”.