Più sicurezza al S.Chiara: arriva la videosorveglianza supportata dall'intelligenza artificiale al pronto soccorso
La fase pilota parte dal 1° marzo e durerà tre mesi. Il sistema analizzerà immagini e segnali ambientali per individuare situazioni critiche e supportare gli interventi. Previsti oscuramento dei volti, cifratura e nessuna profilazione o riconoscimento
TRENTO. Il pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara avvierà un progetto sperimentale di videosorveglianza supportata dall’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza di operatori e utenti e prevenire episodi di aggressione. La sperimentazione partirà il 1° marzo e sarà una delle prime applicazioni di questo tipo in ambito sanitario a livello nazionale. La presentazione è avvenuta oggi con il direttore generale di Asuit Antonio Ferro e la direttrice del Dipartimento infrastrutture Debora Furlani, alla presenza dell’assessore provinciale alla salute e della dirigente del Servizio lavoro della Provincia autonoma di Trento Giuliana Cristoforetti. Il progetto nasce in risposta ai crescenti episodi di aggressioni verbali e fisiche verso il personale sanitario, un fenomeno che negli ultimi anni ha registrato un trend in aumento, soprattutto nei pronto soccorso. Tra i fattori che possono alimentare tensioni ci sono l’alto numero di accessi, i tempi di attesa, il sovraffollamento e situazioni sociali complesse. L’obiettivo è rendere più tempestivi gli interventi di sicurezza, tutelando chi lavora e chi si rivolge al servizio. La sperimentazione, autorizzata dal Servizio lavoro della Provincia autonoma di Trento, si svolgerà dal 1° marzo al 31 maggio 2026. Durante la fase pilota verranno utilizzate le telecamere già presenti, integrate da dispositivi digitali e da un software di analisi basato sull’AI. Il sistema analizzerà in tempo reale immagini e segnali ambientali per individuare movimenti concitati, rumori insoliti o condizioni di particolare agitazione, inviando segnalazioni al personale incaricato della sicurezza. In una prima fase lavorerà in parallelo ai “braccialetti” indossabili dagli operatori, senza attivare automaticamente allarmi, per valutare l’affidabilità delle segnalazioni e ridurre il rischio di falsi positivi. Particolare attenzione, è stato ribadito, sarà dedicata alla privacy: sono previste cifratura, tecniche di oscuramento dei volti e procedure conformi a Gdpr e AI Act. Il progetto rientra nel piano Previos e in una strategia più ampia avviata da Asuit e Provincia, che comprende linee di indirizzo, protocolli con le autorità di pubblica sicurezza e iniziative formative. Nel 2025, secondo quanto riferito, si è registrato un calo degli agiti aggressivi, ma le aree più critiche restano i pronto soccorso di Trento e Rovereto, oltre a SerD e Centri di salute mentale. Nel 2025 al pronto soccorso di Trento sono stati segnalati circa cento episodi tramite incident reporting, soprattutto in accettazione e triage, con un coinvolgimento frequente di infermieri, operatori socio-sanitari e personale amministrativo.