L'inchiesta

L'avvocato: "Il cuore di Domenico tolto prima che giungesse il nuovo". Salgono a sette i sanitari indagati

Prosegue l’indagine della Procura di Napoli sulla morte del piccolo dopo il trapianto cardiaco. I pm chiedono autopsia e perizia collegiale per cristallizzare le prove. Al momento non risultano sanitari altoatesini indagati

A BOLZANO L’assessore Messner sicuro: «È stato rispettato il protocollo»
IL DRAMMA Domenico è morto all'ospedale di Napoli
L'INDAGINE Il cuore viaggiò da Bolzano a Napoli in un comune box di plastica 

IL CASO Azoto al posto del ghiaccio: l’errore commesso fa saltare il trapianto

NAPOLI.  Nel fatale trapianto del 23 dicembre sul piccolo Domenico il "punto di non ritorno", quello in cui il cuore del paziente viene scollegato dall'organismo, si è registrato alle 14.18 "e per quanto riferito da varie fonti, Patrizia in primis, il cuore nuovo sarebbe arrivato solo alle 14.30". Lo afferma Francesco Petruzzi, il legale della famiglia del bimbo morto al Monaldi, dopo aver letto la scheda relativa al tracciato di circolazione extracorporea. Scheda di cui ieri l'avvocato aveva denunciato l'assenza in cartella clinica, circostanza smentita poco fa dall'ospedale.

"Ringraziamo il Monaldi della collaborazione. Abbiamo individuato la scheda Cec - dice Petruzzi - che ci aspettavamo fosse invece una cartella a sé stante. Al netto di questo, dalla stessa apprendiamo che il 'no way back point' è stato superato alle 14:18 con il clampaggio aortico e per quanto riferito da varie fonti - Patrizia in primis - il cuore sarebbe arrivato solo alle 14:30". Da tempo il legale della famiglia insiste sul fatto che Domenico sia stato probabilmente privato del suo cuore con eccessivo anticipo, rendendo così inevitabile l'uso del nuovo organo malgrado il suo danneggiamento. 

 

Gli indagati

Salgono da sei a sette intanto i sanitari indagati nell’inchiesta sul trapianto di cuore che ha preceduto la morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto sabato all’ospedale Monaldi dopo quasi due mesi di coma. Tra gli iscritti nel registro figura ora anche una dirigente del nosocomio partenopeo. Al momento non risultano indagati dipendenti dell’ospedale di Bolzano, dove era stato effettuato l’espianto dell’organo.

Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, ha chiesto alla Procura di aggravare l’ipotesi di reato da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale, puntando l’attenzione sui 45 giorni successivi all’intervento. L’avvocato ha inoltre sollecitato una misura cautelare per il cardiochirurgo che eseguì il trapianto, sostenendo che l’operazione potesse essere rinviata.

I magistrati della VI sezione della Procura di Napoli, il sostituto Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci, hanno chiesto al gip l’incidente probatorio con autopsia e perizia medico-legale collegiale per cristallizzare le prove. La decisione è attesa nelle prossime ore e potrebbe comportare uno slittamento delle esequie.

L’inchiesta dovrà chiarire le modalità di prelievo, trasporto e conservazione dell’organo, oltre alle scelte chirurgiche e terapeutiche adottate. L’assessore alla Salute della Provincia autonoma di Bolzano, Hubert Messner, ha dichiarato che nell’ospedale altoatesino tutto si sarebbe svolto secondo protocollo. In serata il Monaldi ha precisato che il tracciato di perfusione è allegato alla cartella clinica ed è stato acquisito dall’autorità giudiziaria.

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