Morto a Verona padre Armando Bison

9 marzo 1983 – Aveva 71 anni. La barbara aggressione era stata rivendicata dal gruppo Ludwig

L'agonia di padre Armando Bison è durata una decina di giorni. Il filo di speranza che si era acceso due giorni fa con una ripresa inattesa delle sue condizioni complessive è stato troncato dall'insorgere di complicazioni cardiache. Il sacerdote, 71 anni,  è deceduto prima che i sanitari potessero adottare il massaggio cardiaco o tentare un intervento estremo di rianimazione.

La ferale notizia è stata comunicata alla casa generalizia di via dei Giardini dal personale paramedico del reparto di rianimazione, e ha raggiunto in un baleno quanti hanno seguito le sorte di padre Bison dal giorno del suo ferimento a Trento. La salma verrà traslata in giornata a Trento ed esposta nella chiesa dell’istituto dei padri Venturini.

Si è concluso così il calvario iniziato per il rettore della chiesa del Suffragio, sabato 26 febbraio con la brutale aggressione da parte di sconosciuti, quando stava facendo ritorno in convento dopo la celebrazione eucaristica vespertina. Verso le 18,30 di una serata cupa mentre sulla città cadeva una pioggia fredda frammista a neve padre Armando Bison è caduto sotto le martellate inferte da mani che volevano uccidere. Il suo capo era stato trafitto da un punteruolo, con fissato alla sommità il simbolo del sacrificio supremo: quello della croce. 

Non c’era stato alcun «avvertimento» che potesse preoccupare il religioso e la sua comunità. Fin dal primo istante il generale della congregazione padre Franco Fornari ha escluso tassativamente la presenza di sospetti, di segnali sinistri che potessero presagire in qualche maniera l’aggressione.

Con estremo intuito per primo ha additato, quando il corpo di padre Bison giaceva ancora in mezzo alla strada in un lago di sangue, nella stretta di via dei Giardini, a due passi dalla cancellata che immette all’istituto, la pista del gruppo «Ludwig» seminatore di morte, con un carnet fatto di cadaveri, di uomini giovani e meno giovani, di frati ed ora anche un prete trucidati con martelli ed accette.

Ed infatti con una tempestività insolita, attraverso una locandina scritta, sormontata dall’emblema di una svastica la rivendicazione è venuta tre giorni dopo all’Ansa di Milano dove in un plurale che ha confermato alcune testimonianze circa la presenza di almeno due individui, si affermava: «Rivendichiamo l’esecuzione di Trento. Il potere di Ludwig non ha limiti».

L’invocazione di Dio in tedesco «Gott mit uns», ridotta a bestemmia dagli slogan nazisti, sigla il terrificante messaggio con la prova della paternità, una scritta «Fabia» sul retro del piccolo crocifisso in legno saldato al ferro con un potente mastice. Si è aggiunto così un nuovo inquietante interrogativo ai molti già posti nei precedenti delitti rimasti tutti senza risposta, a coprire la clandestinità di folli assassini che colpiscono con un rituale barbaro e che ora sta diventando addirittura «monotono», nel senso che i morti sono molti, troppi. 

comments powered by Disqus