Società

Giovani e lavoro, l’allarme dal Festival dell’Economia: «La crisi non dipende solo dalla natalità»

Il confronto a Trento mette al centro le difficoltà delle nuove generazioni: occupazione precaria, salari che non tengono il passo con il costo della vita, differenze territoriali e minore partecipazione femminile al lavoro rischiano di aggravare gli squilibri dei prossimi anni
 

TRENTO. L’intelligenza artificiale non è più soltanto una questione tecnologica o legata al lavoro. È diventata uno dei terreni centrali della nuova globalizzazione, dove il potere si concentra tra Stati, grandi piattaforme e aziende capaci di incidere sulle decisioni quotidiane. Se ne è parlato al Teatro Sociale, nell’ultima giornata del Festival dell’Economia, con Sabino Cassese e Paolo Benanti.

Al centro del confronto il tema degli imperi digitali. Per Cassese, oggi si è creato un “diritto misto”, in cui le decisioni possono essere prese da autorità pubbliche ma applicate da soggetti privati, con effetti in ogni parte del mondo. Rispetto alla globalizzazione nata dopo il 1945, guidata dagli Stati, lo scenario è capovolto: i nuovi poteri digitali nascono già sovranazionali, dettano regole e chiedono agli Stati di adattarsi.

Benanti ha richiamato i rischi di un potere tecnologico capace di colpire “con un solo click”, ma anche il rapporto sempre più delicato tra persone e chatbot. Secondo il docente, l’Ia viene spesso trattata come qualcuno di cui fidarsi, fino a costruire relazioni potenzialmente pericolose. Per questo, più che di semplici opportunità o rischi, ha parlato di “sfide”, soprattutto davanti alla preoccupazione dei giovani per gli sviluppi futuri.

Per Cassese, le strade possibili sono poche: cooperare, come accaduto con internet, oppure tornare a una globalizzazione più limitata. Ma l’Onu, con 193 Stati da mettere d’accordo, non basta. Anche l’Europa, secondo il giurista, può intervenire solo fino a un certo punto: il suo limite resta il territorio, mentre gli imperi digitali si muovono già su scala globale.

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