Il caso

Ex detenuto denuncia il carcere di Spini: chiede 1.160 euro per il sovraffollamento

Un uomo rimasto nella struttura di Trento tra gennaio e giugno 2022 sostiene di avere vissuto in condizioni incompatibili con la dignità personale. La Cassazione ha stabilito che la richiesta potrà essere esaminata dal giudice civile
 

TRENTO. Rinchiuso per sei mesi nel carcere di Spini, un ex detenuto italiano chiede al Ministero della Giustizia un risarcimento per le condizioni degradanti in cui è stato costretto a vivere. Assistito dall'avvocato Massimiliano Soffiati del foro di Verona, l'uomo sostiene la violazione del principio sancito dall'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che proibisce la tortura e il trattamento disumano o degradante.

E presenta il conto: 1.160 euro, pari a 8 euro al giorno per 145 giorni trascorsi nella casa circondariale di Trento in una situazione di sovraffollamento. L'uomo era stato arrestato e posto in custodia cautelare nella struttura detentiva cittadina da gennaio a giugno 2022, quando la misura venne sostituita dai domiciliari. Condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione, aveva beneficiato della liberazione anticipata nel gennaio 2024.

La sua contestazione non riguarda, dunque, la correttezza o meno delle accuse a suo carico ed il successivo trasferimento in cella: l'uomo chiede giustizia (e un risarcimento) in quanto, nel carcere di Spini, sarebbe stata lesa la sua dignità.

Non sarebbe il primo, del resto, ad appellarsi alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo per il periodo di detenzione a Spini, perché un altro detenuto, ristretto nel carcere cittadino per tre anni, nel 2023 ottenne dal tribunale di Trento il risarcimento: riuscì a provare, con tanto di planimetrie della struttura, che aveva a disposizione 2-3 metri quadri di spazio vitale (era in cella con altri detenuti), poche ore d'aria al giorno e nessuna privacy per il bagno. In quel periodo c'era stato il Covid a complicare la situazione.

Ora una seconda causa mette in discussione la situazione della struttura di Spini, progettata per ospitare 248 persone, ma con gli spazi ricalcolati dal Ministero per alzare la capienza a 422.

Il detenuto arrestato nel 2022 ha presentato presso il tribunale di Brescia la richiesta di risarcimento. Il ricorso inizialmente era stato dichiarato inammissibile perché avrebbe dovuto essere rivolto al magistrato di sorveglianza.

Per la Cassazione, invece, la domanda è stata correttamente presentata davanti al giudice civile, che nella persona di un altro magistrato ora dovrà decidere sulla causa.

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