Il caso

Senza casa, il giovane cardiologo bolognese rinuncia al posto: doveva lavorare a Pergine e Borgo

Il caso sollevato da Claudio Cia riaccende il nodo degli affitti e degli alloggi per chi dovrebbe trasferirsi in Trentino. La carenza abitativa rischia di pesare anche sui servizi essenziali
 

di Luigi Oss Papot

BORGO VALSUGANA. Un giovane cardiologo di Bologna era pronto a trasferirsi in Trentino per lavorare nei poliambulatori di Borgo e Pergine, ma alla fine ha rinunciato. Non per il contratto o per gli orari, già prospettati, ma perché non è riuscito a trovare una casa adeguata per sé e per la famiglia.

A rendere nota la vicenda è il consigliere provinciale di Forza Italia Claudio Cia, che parla di una “sconfitta” per il sistema sanitario trentino e per la Valsugana, territorio che avrebbe potuto contare su una nuova figura specialistica in una fase segnata dalla carenza di medici.

Secondo Cia, il professionista avrebbe cercato per oltre un mese una soluzione abitativa sostenibile. Non trovandola, ha scelto di restare a Bologna. «Possiamo investire in concorsi, contratti e incentivi», osserva il consigliere, «ma se chi è disponibile a venire non trova un’abitazione, le politiche di attrattività vengono vanificate».

Per Cia il tema della casa va quindi inserito nelle strategie di reclutamento del personale sanitario, ma anche di infermieri, tecnici e insegnanti. Tra le ipotesi: alloggi a canone calmierato, accordi tra Provincia, Comuni e privati, garanzie pubbliche per gli affitti e una mappatura degli immobili disponibili per chi sceglie di trasferirsi in Trentino.

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