Tonina difende la sanità trentina: opposizioni all’attacco su liste d'attesa, ospedali di periferia e personale
Dibattito serrato in Consiglio provinciale sulla situazione della sanità. L’assessore Mario Tonina rivendica i risultati raggiunti, mentre le opposizioni denunciano problemi legati all’accesso alle cure, alla carenza di personale e al funzionamento della medicina territoriale. Sullo sfondo anche il voto che ha salvato il disegno di legge scuola di Francesca Gerosa
TRENTO. Liste d’attesa, carenza di personale, difficoltà nell’accesso ai servizi e futuro della medicina territoriale. Sono stati questi i temi al centro del lungo confronto andato in scena in Consiglio provinciale durante l’informativa sulla situazione della sanità trentina, richiesta dalle minoranze dopo le criticità emerse negli ultimi mesi e finite al centro del dibattito pubblico. A presentare il quadro della situazione è stato l’assessore alla Salute Mario Tonina, che ha difeso l’operato della Giunta e ribadito come il sistema sanitario provinciale continui a rappresentare una delle realtà più performanti a livello nazionale.
Nel suo intervento Tonina ha richiamato i principali indicatori del Nuovo sistema di garanzia, evidenziando i risultati ottenuti nella prevenzione, nell’assistenza territoriale e nell’assistenza ospedaliera. Ha inoltre sottolineato come il Trentino continui a registrare livelli elevati di adesione agli screening oncologici e tassi di mortalità infantile tra i più bassi d’Italia. L’assessore ha attribuito parte delle criticità registrate negli ultimi mesi, in particolare quelle relative ai sistemi informatici e al nuovo Cup, al complesso percorso di digitalizzazione che sta interessando l’intera organizzazione sanitaria provinciale.
Uno dei capitoli più rilevanti dell’informativa ha riguardato le liste d’attesa. Secondo i dati illustrati dall’assessore, le richieste in pre-appuntamento sono diminuite in modo significativo, passando da oltre 24 mila a 14.453. Per affrontare il problema la Provincia ha incrementato le risorse destinate alle prestazioni specialistiche, arrivando nel 2026 a oltre 32 milioni di euro, dei quali 5 milioni specificamente destinati al recupero delle prestazioni arretrate. Parallelamente prosegue la collaborazione con le strutture private accreditate e il percorso di rafforzamento dell’attrattività del sistema sanitario attraverso rinnovi contrattuali e nuovi accordi per il personale.
Le opposizioni hanno però contestato la lettura fornita dalla Giunta. Francesco Valduga ha sostenuto che la qualità della sanità trentina sia garantita soprattutto dalla professionalità di medici, infermieri e operatori, chiedendo una riforma strutturale capace di migliorare l’accesso ai servizi. Paola Demagri ha puntato l’attenzione sul disagio del personale sanitario e sul futuro degli ospedali di valle. Paolo Zanella ha definito insufficiente la risposta fornita alla carenza di professionisti, mentre Filippo Degasperi ha criticato il crescente ricorso all’attività libero professionale, sostenendo che il rischio sia quello di aumentare le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Anche Lucia Coppola ha espresso preoccupazione per il rafforzamento del settore privato e per la difficoltà di ottenere visite ed esami nei tempi previsti.
Tra i temi più discussi anche quello delle Case della Comunità, considerate dalla maggioranza uno strumento fondamentale per rafforzare la medicina territoriale e l’integrazione tra servizi sanitari e sociali. L’opposizione ha però evidenziato il rischio che le nuove strutture restino prive del personale necessario per garantire una reale presa in carico dei cittadini. Da parte della maggioranza sono arrivati invece interventi a sostegno dell’azione dell’assessorato. Stefania Segnana, Antonella Brunet, Maria Bosin, Daniele Biada e Carlo Daldoss hanno riconosciuto l’esistenza delle criticità ma hanno ricordato come problemi analoghi interessino gran parte delle regioni italiane, sottolineando la necessità di affrontare soprattutto le sfide legate all’invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di assistenza sociosanitaria.
Nella replica finale Mario Tonina ha ribadito che l’obiettivo non è negare i problemi esistenti, ma affrontarli valorizzando al tempo stesso i punti di forza della sanità trentina. Ha confermato l’avvio, nell’autunno del 2026, del percorso partecipativo per il nuovo Piano provinciale della salute e ha indicato nella prevenzione, nel rafforzamento della medicina territoriale e nell’integrazione sociosanitaria le principali priorità per i prossimi anni. «Investire oggi in prevenzione significa risparmiare domani risorse e sofferenze», ha affermato.
La giornata politica si è conclusa con un altro passaggio delicato. Al termine del dibattito sulla sanità, il Consiglio ha votato l’ordine del giorno presentato da Alessio Manica che avrebbe di fatto bloccato il disegno di legge sulle carenze scolastiche promosso dall’assessora Francesca Gerosa. Il documento è stato respinto con 16 voti contrari e 15 favorevoli. Un risultato che consente alla maggioranza di superare una prova politica considerata particolarmente significativa e che permette al provvedimento di proseguire il proprio iter nelle prossime sedute del Consiglio provinciale.