Ciclisti uccisi in Trentino, una lunga scia di dolore sulle strade
Negli ultimi anni il numero di tragedie che hanno coinvolto persone in sella a una bicicletta ha segnato profondamente il territorio. Associazioni, sportivi e familiari delle vittime chiedono interventi concreti per ridurre i rischi e proteggere gli utenti più esposti.
LA TRAGEDIA. Una quattordicenne muore in bici dopo l'impatto con un'auto
TRENTO. Una bicicletta a terra, una strada chiusa, il silenzio che segue l'arrivo dei soccorsi. Scene che negli ultimi anni si sono ripetute troppe volte sulle strade del Trentino, lasciando dietro di sé dolore, rabbia e interrogativi. L'ultima tragedia è quella avvenuta oggi pomeriggio, sabato 20 giugno, a Pressano, dove una ragazza di appena 14 anni ha perso la vita dopo uno scontro con un'automobile lungo la provinciale che collega la frazione alla collina di Lavis. Una morte che ha sconvolto l'intera comunità e che riporta al centro il tema della sicurezza di chi sceglie la bicicletta per spostarsi, allenarsi o semplicemente vivere il territorio.
«Quella curva è pericolosa e il limite di 50 all'ora spesso non viene rispettato». È il racconto amaro di uno dei primi soccorritori arrivati sul luogo della tragedia costata la vita a una ragazza di 14 anni. L'incidente è avvenuto poco prima delle 13 lungo la provinciale per Pressano, nei pressi di via Sant'Antonio. L'impatto con un'auto è stato devastante e la giovane è stata sbalzata oltre la recinzione che costeggia la strada. Inutili i tentativi di soccorso. I carabinieri indagano sulla dinamica. (video di Daniele Panato)
Il soccorritore: "Quella curva è pericolosa e nessuno rispetta il limite dei 50 orari"
Negli ultimi anni l'elenco delle vittime si è allungato in modo drammatico. Solo poche settimane fa, il 24 maggio, a perdere la vita era stato Roberto Forzini, 64 anni, residente a Trento. Stava attraversando un passaggio ciclopedonale in Valsugana, all'altezza di Borgo Valsugana, insieme alla moglie quando è stato investito da un'automobile. Una tragedia che ha colpito profondamente il mondo del volontariato e della comunità trentina.
Pochi mesi prima, il 24 gennaio 2025, era toccato a Sara Piffer, 19 anni, una delle giovani promesse del ciclismo regionale. La ragazza si stava allenando lungo la provinciale di Giovo quando un'automobile ha invaso la corsia opposta travolgendola. La sua morte ha provocato una mobilitazione senza precedenti, con manifestazioni, fiaccolate e richieste di interventi immediati per aumentare la sicurezza degli utenti più vulnerabili della strada.
Ancora prima, il 9 maggio 2024, un'altra giovane vita era stata spezzata. Matteo Lorenzi, 17 anni, morì in seguito a un violento scontro con un furgone lungo una strada di Fornace. Anche in quel caso il lutto travolse un'intera comunità, costretta a confrontarsi con la perdita di un ragazzo conosciuto e apprezzato.
Sono storie diverse, ma accomunate dalla stessa fragilità. In bicicletta il corpo è esposto, privo di protezioni, e basta un errore, una distrazione o una manovra azzardata per trasformare una normale giornata in tragedia. Per questo negli ultimi anni la Federazione Ciclistica Italiana, la Fiab e numerose associazioni del territorio hanno intensificato gli appelli per una viabilità più sicura, chiedendo piste ciclabili protette, limiti di velocità più efficaci, controlli e una maggiore cultura del rispetto reciproco tra automobilisti e ciclisti.
La morte della quattordicenne di Pressano riapre una ferita che in Trentino non si è mai davvero rimarginata. Dietro ogni statistica ci sono volti, famiglie e sogni interrotti troppo presto. E c'è una domanda che continua a tornare dopo ogni incidente: quanto ancora dovrà crescere questo elenco prima che la sicurezza di chi pedala diventi una priorità assoluta?