Percussioni e quartetto d'archi per il Garda Jazz Festival: parla Trilok Gurtu
Intervista con il musicista indian che sarà in scena oggi, giovedì 8 agosto, insieme con l'Arkè String Quartet. "Loro sono musicisti classici a cui piace integrare altri tipi di musica come la mia che ho un background completamente diverso"
ARCO. La varietà creativa e la vivacità ritmica di uno dei più carismatici percussionisti del pianeta si fonde con il suono del quartetto d’archi classico completamente rivisitato dall’Arkè String Quartet. Sono queste le coordinate del progetto che unisce il musicista e cantante indiano Trilok Gurtu al quartetto italiano degli Arkè in concerto l’8 agosto, dalle 21 al Castello di Arco, per uno degli eventi più attesi del Garda Jazz Festival.
Si tratta di un’importante occasione per conoscere il nuovo live di Trilok Gurtu e dell Arkè String Quartet: un punto d’incontro tra due culture, distanti tra loro geograficamente ma entrambe molto antiche, due tradizioni musicali che pur provenendo da molto lontano sanno unirsi in un linguaggio nuovo.
Una carriera ricca di collaborazioni quella di Trilok Gurtu, dalle prime esperienze con i nostrani Aktuala alle collaborazioni con gli Oregon, Don Cherry, Joe Zawinul, Jan Garbarek, la Mahavishnu Orchestra e tantissimi altri.
Trilok Gurtu, come è nato il progetto che la vede insieme ai musicisti italiani dell’ Arkè String Quartet?
“E’ stata una loro idea, diverso tempo fa. Abbiamo visto che il progetto funzionava e da quel momento suoniamo insieme ormai da tanti tanti anni”.
Quali sono le caratteristiche di questa unione fra percussioni e un quartetto d’archi classico seppur completamente rivisitato?
“Credo che il nostro sia davvero un buon esempio di come la musica sia una sola, l’Arkè Sring quartet è formato da musicisti classici ma gli piace integrare altri tipi di musica come la mia che vengo dall’India e ho un background completamente diverso. La prima volta che abbiamo suonato insieme abbiamo visto che si creava una bella energia fra noi e con il pubblico e che si trattava di qualcosa di unico. Ci è voluto tempo per la gente a capirlo visto che non è un genere definito però poi abbiamo sempre ricevuto grandi soddisfazioni”.
Quali forme avrà il concerto per il Garda Jazz Festival?
“E’ meglio se non anticipo nulla così sarà una bella sorpresa. Sarà qualcosa di unico e non vedo l’ora che ci sia. E’ difficile dire cosa faremo, sappiamo cosa fare ma magari sul palco uscirà completamente qualcosa di diverso. E’ come quando fai una ricetta: vuoi cucinare qualcosa di buono ma magari non hai gli ingredienti giusti ma quando hai gli ingredienti giusti, wow, esce qualcosa di davvero buono”.
Quale la scintilla della sua passione per le percussioni a Bombay in India?
“E’ nata quando ero molto giovane, all’età di tre ma direi che mi piace la musica, le percussioni sono come mi esprimo, sono solo il veicolo, è la musica ad essere importante, mi piacciono anche melodie per altri strumenti. Il mio primo strumento è stato la voce, poi le percussioni”.
Lei è considerato tra i percussionisti più virtuosi del pianeta: le pesa questo ruolo o l’ha mai condizionata?
“La ringrazio per le sue parole ma non so se sia giusta questa definizione. Ci sono tanti altri percussionisti molto più bravi di me anche se posso dire che il mio stile sia diverso da tutti loro: non suono come americani o inglesi ma solo come voglio io. Se sono bravo o famoso sono solo definizioni che dicono gli altri, non mi lascio influenzare da queste cose, resto neutrale: ringrazio chi mi dice che sono bravo ma anche chi dice (sorride Trilok Gurtu n.d.r.) che suono male”.
Tante le collaborazioni che l’hanno vista protagonista dalla metà degli anni metà degli anni Sessanta: quali ricorda maggiormente?
“Sono state tutte importanti per la mia formazione, per farmi essere cosa sono ora, sia le esperienze positive che negative”.
Una figura che lei ricorda spesso è quella di Don Cherry.
“Sì, ci siamo incontrati in Italia nel 1973; lui conosceva mia madre e la sua musica e mi stava cercando. In quegli anni ero a Pistoia e a Firenze perchè suonavo con gli “Aktuala”, un gruppo in cui Claudio Rocchi era il cantante che si esibiva negli stessi anni degli Area. Le persone però non capivano il mio stile, ero un indiano a Firenzw”, Ho stabilito subito una connessione particolare con Don Cherry, siamo poi andati insiee in Svezia. Lui aveva compreso come usare tutti gli elementi del mio stile nel jazz, conosceva tantissimo la musica in tutti i suoi generi e ha saputo valorizzare le mie qualità”.
Un consiglio che si sente di dare ai giovani musicisti che amano le percussioni?
“Non bisogna mai fare in modo che Youtube sia il tuo guru: se vuoi suonare musica indiana vai in India o se vuoi fare musica africana in Africa. Inoltre ai giovani direi che non devono seguire i consigli dei manager perché loro vendono musica ma non sono musicisti. Bisogna seguire la propria passione e se possibile appunto viaggiare e scoprire nuovi mondi musicali e non”.