Whirlpool, gli operai: «Speriamo nel miracolo»
«Io penso che i miracoli si possono avverare. Io ci spero ancora». Roberto Grasselli, segretario della Fiom Cgil, il giorno dopo l'annuncio dell'amministratore delegato della società statunitense - che giovedì ha confermato l'imminente chiusura della fabbrica con conseguente licenziamento di 468 persone - cerca di di battere la strada dell'ottimismo
TRENTO - Operai trentini pronti alla protesta nazionale contro la chiusura della fabbrica Whirlpool di Spini di Gardolo. Ci vorrebbe un miracolo per far restare la Whirlpool a Trento. «E io penso che i miracoli si possono avverare. Io ci spero ancora». Roberto Grasselli, segretario della Fiom Cgil, il giorno dopo l'annuncio dell'amministratore delegato della società statunitense - che giovedì ha confermato l'imminente chiusura della fabbrica con conseguente licenziamento di 468 persone - cerca di di battere la strada dell'ottimismo. Lo abbiamo raggiunto al telefono durante la sua trasferta a Firenze. In Toscana ha incontrato i segretari Fiom degli altri stabilimenti del gruppo Emea Whirlpool: Napoli (dove si producono lavatrici), Siena (specializzata nella produzione di freezer), Cassinetta (frigoriferi, piani cottura e forni) e del Centro direzionale di Comerio. È proprio a Comerio che tanti dipendenti della fabbrica di Spini andranno martedì prossimo per uno sciopero generale: una giornata di manifestazioni contro i vertici del gruppo industriale che hanno deciso di chiudere i battenti della sede di Trento senza appello.
«Contiamo di portare davanti agli uffici del management le persone - spesso si tratta di coppie sposate il cui destino dipendente totalmente dal destino dell'azienda - che hanno lavorato e lavorano nella fabbrica».
Insomma Grasselli ci spera ancora. «Non tutto è perduto. Penso che la società possa ancora fare un passo indietro. La lotta operaia per il lavoro prosegue e martedì saremo a migliaia, con Cisl e Uil, a farci sentire».
Non vuole sentire parlare di partita persa. E non vuole esprimersi sul progetto alternativo ipotizzato dall'assessore provinciale all'industria: Alessandro Olivi, che giovedì si è seduto al tavolo con l'amministratore delegato di Whirlpool Italia Davide Castiglioni e le parti sindacali, ha parlato della possibilità di creare un centro di ricerca d'eccellenza (chiaramente di dimensioni più piccole rispetto a quanto si vede oggi a Spini, ma sempre sotto l'insegna Whirlpool) e, in alternativa, di creare un polo dell'elettronica (operazione, queste, che richiederebbe un'intensa formazione dei dipendenti durante i due anni - e forse più - di cassa integrazione). «Mi sembrano proposte premature - commenta Grasselli - Prima di arrendersi e pensare a chi potrà prendere il posto della fabbrica di frigoriferi, cerchiamo di combattere e di vedere se ci sono strade alternative, compromessi possibili». Olivi ha indicato le richieste irrinunciabili: impegno di Whirlpool a programmare ed attuare un piano sociale di natura straordinaria; garantire che l'utilizzo degli ammortizzatori sociali eviti qualsiasi licenziamento individuale; l'avvio immediato di una cooperazione tra Provincia e Whirlpool per individuare attività industriali provenienti dal gruppo, o integrative o sostitutive, per garantire continuità produttiva all'intero stabilimento di Spini. Olivi dice che non basterà un mero indennizzo, ma che la Provincia chiederà a Whirlpool un impegno «straordinario e verificabile nel tempo per recuperare in modo strutturale quel valore economico e sociale che l'annunciata chiusura rischia di far perdere al territorio».