Produttività ferma, stipendi bassi: il conto lo pagano i lavoratori
I sindacati chiedono un piano straordinario a sostegno di industria e terziario avanzato, incentivi selettivi e un vincolo chiaro tra contributi pubblici alle imprese e applicazione dei contratti più rappresentativi
TRENTO. Poco meno di 250 delegate e delegati di Cgil, Cisl e Uil si sono confrontati questa mattina al centro congressi Interbrennero di Trento sul tema dei salari in Trentino, durante la riunione unitaria dedicata al “Patto per i salari e la crescita”, sottoscritto a luglio con le associazioni datoriali e la Provincia.
Ad aprire i lavori è stata Alessandra Proto, direttrice dell’OECD Trento Centre for Local Development, che ha illustrato i risultati del secondo Rapporto Ocse sulla produttività in Trentino. La ricerca conferma che la produttività è sostanzialmente ferma da vent’anni, mentre la crescita economica è dipesa dall’aumento del numero dei lavoratori, un trend destinato a esaurirsi con il calo demografico.
Proto su produttività e salari: “Si influenzano reciprocamente. Servono politiche economiche capaci di coniugare crescita e coesione sociale e un forte investimento nella formazione, per adeguare le competenze ai cambiamenti tecnologici e alla transizione ecologica”.
Sulla base di queste analisi, i segretari Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher hanno ribadito la necessità di dare “ossigeno” alla contrattazione collettiva. “È da lì che bisogna partire – hanno detto – per costruire piattaforme, aprire il confronto e migliorare le condizioni retributive e normative dei lavoratori”.
I sindacati chiedono ora un piano straordinario a sostegno di industria e terziario avanzato, incentivi selettivi e un vincolo chiaro tra contributi pubblici alle imprese e applicazione dei contratti più rappresentativi. “Il Patto è solo l’inizio – hanno concluso – ora serve tradurlo in azioni concrete per favorire sviluppo e coesione sociale”.