Pistoletto tra le piramidi per 'Forever is now'

(ANSA) - IL CAIRO, 12 NOV - Torna l'arte moderna tra le piramidi di Giza con il festival 'Forever is Now' (L'eternità è adesso) giunta alla sua quinta edizione, e tra le 10 opere monumentali esposte c'è anche 'Il Terzo Paradiso' di Michelangelo Pistoletto. Per questa nuova versione dell'iconica installazione, già esposta più di 2.000 volte in tutto il mondo, l'artista, 92 anni, ha utilizzato blocchi di calcare, una pietra utilizzata all'epoca dei faraoni per costruire le piramidi. Ma la sorpresa più grande potrebbe essere l'arrivo al Cairo di Pistoletto, previsto ma non ancora confermato. Si dice che sia forte il suo desiderio di vedere le sue opere tra le piramidi egizie. L'opera di Pistoletto esposta a Giza, un obelisco coperto di specchi metallici alto tre metri circondato da blocchi di calcare, simboleggia l'armonia tra natura e creazione umana. Vista dall'alto, propone il simbolo dell'infinito con un terzo cerchio centrale che rimanda a una 'terza fase' dell'umanità, dove naturale e artificiale si incontrano per creare una civiltà più equilibrata e sostenibile. Di grande impatto visivo anche le altre 9 opere esposte: l'artista franco-beninese King Houndekpinkou presenta 'White totem of light' (Totem bianco di luce) una colonna composta da frammenti di ceramica recuperati da una fabbrica del Cairo. Un mezzo, spiega, per dialogare con il ricco e antico passato egizio. Il sudcoreano Jongkyu Park ha utilizzato le misure della Grande Piramide di Giza per creare le strutture geometriche della sua installazione, intitolata 'Code of the Eternal' (Codice dell'eterno), appositamente progettata per l'occasione. Mille piccoli specchi cilindrici in acrilico piantati nella sabbia compongono un poema in codice Morse che immagina un dialogo tra Tangun, il leggendario fondatore del primo regno coreano, e il coevo faraone egizio. L'artista portoghese Alexandre Farto, noto come 'Vhils', ha collezionato porte al Cairo e in altre parti del mondo per la sua eclettica installazione volta a evocare il processo archeologico. Il turco Mert Ege Kose, espone una scultura in alluminio, leghe malleabili e superfici lucide, anch'essa ispirata allo Shen, simbolo di infinito, completezza e protezione divina. L'americano Alex Proba, invita, invece, i visitatori a una meditazione spaziale sul tempo con 'Echoes from infinite', echi dall'infinito. Composta da tre distinte sculture che si allineano in un'unica forma monumentale se osservate da angolazioni specifiche, l'opera evoca l'armonia visiva delle Piramidi. L'installazione nasce dalla collaborazione tra David Mahyari di SolidNature e Proba, fondendo la passione di David per la pietra nel design con l'approccio artistico meditativo di Proba. Il libanese Nadim Karam, propone 'Desert Flowers', Fiori del deserto, una installazione composta da tre sculture che emergono dalla sabbia, simili a fiori di loto, che racchiudono storie inedite raccolte in Libano. La brasiliana Ana Ferrari espone 'Wind', Vento, 21 enormi flauti in alluminio lucidato disposti a spirale che trasformano le correnti naturali in una sinfonia risonante di note musicali. Il collettivo russo Recycle Group ha portato a Giza una serie di figure umane realizzate in rete di plastica intitolate 'Null' (Zero), un simbolo dai molti significati. La transizione al digitale ci vede intrappolati nella rete, cambiando la nostra percezione della realtà. Non poteva mancare un'egiziana, Salha Al-Masry. Espone 'Maat', una sorta di gigantesco anello copia di una piccola reliquia faraonica con incisi principi di verità, giustizia, ordine cosmico, rettitudine e onestà, trasformandola da proprietà personale a spazio condiviso. Denominatore comune, creare installazioni che affrontino il peso della storia evidenziando contrasti e visioni di un futuro che affonda le sue radici nell'antico. La mostra resterà aperta fino al 6 dicembre. (ANSA). CNT S0B QBXB (ANSA).