Montagna

Il tuffo di Aura Zanghellini nel lago gelato di cima d'Asta per recuperare un pezzo di plastica

La giovane trentina, musicista e autrice di contenuti social sulla natura, racconta in un video una piccola "avventura" sul Lagorai con il bagno, a quota 2.500, per tirare fuori dall'acqua la manica a vento che era volata via dalla piazzola per l'elicottero del vicino rifugio Ottone Brentari

TRENTO - Ha visto un pezzo di plastica galleggiare nel meraviglioso lago di Cima d'Asta, nel Lagorai. Non ci ha pensato due volte e si è tuffata nell'acqua gelida della settimana scorsa, per ripulire lo specchio d'acqua alpino, che si trova a quota 2.500 metri circa e sul quale si trovavano ancora vari pezzi di ghiaccio.

Lei è Aura Zanghellini, musicista e cantautrice trentina, nota al pubblico anche per le storie di montagna e di natura che pubblica sui social (dove ha oltre ventimila follower). Come è avvenuto anche in questo caso, documentato sulla Cima d'Asta. Tutto, infatti, è raccontato in un video postato su Instagram, dove si vede la giovane pianista e cantante trentina, classe 1996, mentre si toglie i vestiti da montagna ed entrare nel lago per recuperare la plastica.

Plastica che poi si è rivelata essere un segnavento che evidentemente era volato via dalla zona della piazzola del vicino rifugio Ottone Brentari. Qui Aura Zanghellini e la persona che la accompagnava in questa escursione hanno riportato dunque il manicotto, avvisando il gestore, il quale ha fatto i complimenti e ha ringraziato sottolineando l'importanza della presenza dell'indicatore di direzione del vento quando l'elicottero deve atterrare lassù per i rifornimenti o per operazioni di soccorso.

E va anche ricordato che per Aura Zanghellini proprio quella montagna con cima a quota 2.847, che fra l'altro è un unicum geologico nel Nordest essendo di granito, rappresenta un legame speciale: intervistata dal settimanale Vita Trentina, la musicista ha spiegato di essere particolarmente affezionata alla catena del Lagorai, "un luogo ricco di natura, di acqua, selvaggio".

Ma in particolare il sentimento è molto forte per la cima d’Asta: "Anche perché il  mio bisnonno Antonio aiutato dal mio nonno Carlo allora diciassettenne, aveva iniziato i lavori per la costruzione del rifugio Brentari, che sta proprio lì sotto. Nel rifugio sono conservate ancora alcune delle poesie di Antonio".


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