Alimonta saluta il Soccorso alpino dopo 3.500 interventi: "La montagna resta la mia casa"
Guida storica del soccorso in quota trentino, ripercorre l’evoluzione dell’emergenza in montagna e l’aumento dei frequentatori inesperti. Ora si dedicherà alla famiglia, all’attività di guida alpina e alla gestione del b&b a Madonna di Campiglio. "Il primo consiglio per la sicurezza? Preparare bene la gita, chiedendo agli esperti"
TRENTO. «Dopo 40 anni di servizio, desidero congedarmi rivolgendo un sentito ringraziamento a tutti coloro che, all'interno e all'esterno dell'Organizzazione, hanno condiviso questo percorso e collaborato con il proprio impegno quotidiano rendendo possibili i numerosi risultati ottenuti a favore del Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico e dell'intera collettività».
Era il 1985 quando Adriano Alimonta, allora diciottenne, entrò a far parte del Soccorso alpino come allievo; l'abilitazione arrivò l'anno dopo, nel 1986. Ed ora, nel quarantesimo anniversario di attività, ha deciso di "appendere al chiodo" la divisa di soccorritore. Il suo è un addio a un percorso che l'ha portato a essere sempre pronto all'emergenza, a dover gestire situazioni difficili, a salvare vite. Non è certamente un addio alla montagna. «Perché la montagna è casa mia», aggiunge.
Alimonta, lei è stato per molti anni il "volto" del Soccorso alpino trentino: vicepresidente negli anni a cavallo del 2000 quando a capo dell'organizzazione c'era il compianto Oskar Piazza, presidente dal 2001 al 2004 e per due mandati consecutivi dal 2013 al 2019. Perché la decisione di lasciare?
«Sono trascorsi 40 anni e sono contento delle opportunità che ho avuto. Ringrazio tutti per l'aiuto e per la disponibilità, ma ritengo che sia ora di cedere il passo ai nostri ragazzi, che hanno tanta buona volontà e fanno sì che il Soccorso alpino del Trentino sia sempre all'altezza. Ora desidero dedicarmi ai miei figli, che sono ancora piccoli, e al b&b che gestisco a Madonna di Campiglio con mia moglie. Continuerò la mia attività come guida alpina e direttore delle piste della Coppa del mondo».
Negli anni in cui lei era a capo del Soccorso alpino aveva più volte sottolineato di essere un presidente "del fare", con una visione più operativa e una gestione più pratica rispetto al passato. Conferma il pensiero di allora?
«Sì, in quegli anni abbiamo introdotto procedure e dotazioni che hanno permesso un'operatività all'avanguardia e una maggior tecnica. Abbiamo portato il Soccorso alpino al livello in cui è adesso. Attenzione, non che prima non funzionasse, ma era una situazione diversa».
Lei è testimone di un'evoluzione della montagna, o meglio di un'evoluzione dell'approccio alla montagna da parte di persone che talvolta conoscono poco l'ambiente. Come valuta questo cambiamento?
«Prima la montagna era più distante, più difficile da raggiungere. Era meno frequentata e anche il Soccorso alpino era più isolato dal mondo dell'emergenza. Poi è iniziata la collaborazione con Protezione civile, Azienda sanitaria ed elisoccorso, andando a creare il Soccorso alpino di oggi. Abbiamo assistito a un cambiamento delle persone: con la facilità di reperire informazioni sui social, la gente a volte non verifica quale sia la situazione reale e non valuta aspetti importanti. Attraverso le informazioni che si trovano sul web si arriva più facilmente nei posti di montagna, ma senza aver fatto un percorso di conoscenza dei pericoli e della loro gestione».
Qual è il primo consiglio da dare a chi frequenta la montagna e magari non ha molta esperienza?
«La regola d'oro è avere la capacità di preparare la gita nel dettaglio prima di partire, fidandosi degli esperti che possono dare indicazioni importanti sul percorso e aiutare ad aprire gli occhi sui pericoli. Quando si prepara bene la gita si è anche consapevoli di ciò che si incontrerà e dunque meno facilmente si incorre nelle difficoltà. Non dimentichiamo però che l'imprevisto è dietro l'angolo».
Facciamo un bilancio della sua attività con il Soccorso alpino. In 40 anni ha effettuato e coordinato 3.500 interventi di soccorso come tecnico e presso le basi di elisoccorso di Trento e dell'Aiut Alpin Dolomites. Oltre a presidente provinciale per complessivi tre mandati è stato capostazione a Madonna di Campiglio, presso la stazione in cui fino a ieri ha prestato servizio come operatore. Non sono mancati confronti serrati all'interno della stessa organizzazione e anche dinamiche che l'hanno portata davanti a un giudice. Il riferimento è alla vicenda delle divise acquistate in esubero, che le è costata una condanna in Corte dei conti assieme al direttivo di allora. Come ha vissuto questo passaggio dei suoi 40 anni di Soccorso alpino?
«Penso che ci sia la possibilità che nella gestione di un'organizzazione si abbiano degli inconvenienti. Ho sempre cercato di gestire tutto nella collettività, di prendere le decisioni assieme agli altri, ma chi è davanti, come presidente, risponde sempre. Questa vicenda non ha inciso per nulla sul nostro trascorso: abbiamo avuto tanti successi e, personalmente, non ho problemi con nessuno».