Salute

Parkinson, identificate le alterazioni nel sangue

La malattia di Parkinson colpisce circa 10 milioni di persone nel mondo, 300.000 solo in Italia, e la sua incidenza è in aumento

NAPOLI. Nel sangue dei pazienti affetti dalla malattia di Parkinson sono state identificate delle alterazioni metaboliche che non sono presenti nei soggetti sani: correggere queste anomalie e ristabilire l'equilibrio potrebbe portare a nuovi approcci terapeutici combinati, volti a favorire l'efficacia dei trattamenti attuali che cercano invece di mitigare il processo neurodegenerativo. La malattia di Parkinson colpisce circa 10 milioni di persone nel mondo, 300.000 solo in Italia, e la sua incidenza è in aumento

Lo afferma lo studio condotto in Italia su 69 pazienti dal centro di ricerca Ceinge Biotecnologie Avanzate "Franco Salvatore" di Napoli, che è stato pubblicato sulla rivista Npj Parkinson’s Disease.

Alla ricerca hanno partecipato anche le Università della Campania "Luigi Vanvitelli", di Pavia, di Salerno, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Federico II di Napoli, insieme alle Fondazioni Mondino di Pavia e Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.

I ricercatori, coordinati da Alessandro Usiello di Ceinge e Università della Campania, Enza Maria Valente di Università di Pavia e Fondazione Mondino, e Andrea Urbani Di Policlinico Gemelli e Università Sacro Cuore, hanno individuato, in particolare, delle anomalie nel metabolismo degli amminoacidi, i mattoncini che costituiscono le proteine, e in altre molecole implicate nel metabolismo dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule.

"Questo studio esplorativo, se confermato anche in altre più ampie casistiche di pazienti, potrebbe rivelare nuovi scenari e portare ad approcci terapeutici combinati", commenta Usiello.

"Restano ancorada chiarire le cause molecolari di queste anomalie. In particolare - sottolinea il ricercatore - è importante comprendere selealterazionidel metabolismo riscontrate nei pazienti con il Parkinson possono essere influenzate dalle differenze di sesso e di genetica dei pazienti".

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