Sanità

Intramoenia e liste d’attesa, la Provincia di Trento: «Nessun reparto supera il limite del 50%»

Dopo la relazione della Corte dei Conti e i dati sull’aumento dell’attività intramoenia, la Provincia precisa che le prestazioni in libera professione rappresentano il 5,05% del totale. I valori superiori al 50% citati per alcune specialità riguarderebbero esclusivamente il segmento delle prime visite

TRENTO. La Provincia di Trento e Asuit intervengono con una nota di chiarimento dopo gli articoli pubblicati sulla relazione della Corte dei Conti relativa alla gestione finanziaria dell'azienda sanitaria nel 2024 e al tema dell'aumento dell'attività intramoenia.

La precisazione riguarda in particolare l'interpretazione dei dati relativi alla libera professione intramuraria. Secondo quanto comunicato dall'azienda sanitaria, l'attività svolta in regime intramoenia «rispetta pienamente i limiti previsti dalla normativa vigente» e, nel quadro complessivo delle prestazioni erogate, avrebbe un peso contenuto. I numeri indicati parlano di 128.404 prestazioni in libera professione a fronte di 2.412.523 prestazioni istituzionali, pari al 5,05% del totale.

La Provincia sottolinea inoltre che nessuna unità operativa presenta un rapporto complessivo tra attività privata e pubblica pari o superiore al tetto del 50%. Il chiarimento si concentra proprio sui dati richiamati dalla Corte dei Conti, che avevano evidenziato percentuali elevate in alcuni reparti come Cardiologia, Chirurgia generale, Ostetricia e ginecologia e Urologia. Secondo Asuit, quelle percentuali non si riferiscono all'intera attività sanitaria ma soltanto al sottoinsieme delle prime visite.

I dati citati dalla Provincia riportano, ad esempio, che a Trento l'unità operativa di Cardiologia ha effettuato 35.998 prestazioni istituzionali contro 15.748 in libera professione, mentre a Rovereto la stessa specialità ha registrato 25.921 prestazioni pubbliche e 8.318 private. Analogamente, in Ostetricia e ginecologia a Rovereto risultano 18.265 prestazioni istituzionali e 5.882 in libera professione.

Resta tuttavia aperto il tema evidenziato dalla Corte dei Conti, che aveva chiesto ulteriori approfondimenti sul rapporto tra liste d'attesa e ricorso al privato, annunciando che il fenomeno «sarà oggetto di attenzione nei successivi esercizi finanziari». La Provincia evidenzia invece che una quota delle prime visite a pagamento deriva dalla scelta dei cittadini di rivolgersi a uno specifico professionista o di mantenere la continuità terapeutica con medici già conosciuti. Tra le misure adottate per ridurre i tempi di attesa viene ricordata anche la figura del Cup Manager, incaricato di riallocare le richieste non soddisfatte entro i tempi previsti, anche utilizzando agende della libera professione o strutture accreditate senza costi aggiuntivi per l'utente.

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