Sanità italiana da rifondare: liste d'attesa, carenza di personale e il dibattito sulle Case di Comunità al Festival
Il ministro Schillaci difende i progressi del sistema sanitario nazionale, ma esperti e rappresentanti delle professioni sanitarie chiedono riforme strutturali profonde: dai contratti agli infermieri, passando per i medici di famiglia fino al rilancio del territorio
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TRENTO. Un sistema sanitario nazionale a un bivio. La quarta giornata del Festival dell'Economia di Trento ha acceso i riflettori su uno dei temi più scottanti del dibattito pubblico italiano: il futuro del Servizio Sanitario Nazionale. Sul palco della Sala Depero si sono confrontati il ministro della Salute Orazio Schillaci – collegato da remoto – con il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Filippo Anelli, la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche Barbara Mangiacavalli, il professor Massimo Massetti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e il presidente di Confcooperative Sanità Giuseppe Milanese.
Il punto di partenza è un dato che non lascia spazio a interpretazioni: un cittadino italiano su quattro mette oggi la salute al primo posto nelle proprie priorità personali. Un segnale che racconta le aspettative crescenti di una popolazione in cerca di risposte concrete da un sistema sempre più sotto pressione.
Le parole del ministro: progressi e prospettive
Il ministro Schillaci ha tracciato un quadro in chiaroscuro. Sul fronte delle liste d'attesa, i numeri delle prestazioni sarebbero in crescita e i tempi di attesa in riduzione. Nodo ancora aperto, invece, quello della carenza di professionisti sanitari: «Abbiamo lavorato sulle retribuzioni e recentemente stretto accordi con l'India per avvalersi di medici stranieri», ha spiegato Schillaci, difendendo al tempo stesso il principio di universalismo e gratuità delle cure come pilastri irrinunciabili del sistema. Il ministro ha poi ribadito la centralità delle Case di Comunità, presidio cardine della riforma territoriale: «L'obiettivo è costruire una rete sanitaria territoriale con personale multidisciplinare. I medici di famiglia dovranno trovare un accordo per dedicare parte del loro orario a queste strutture». Ha infine richiamato il Piano nazionale della salute mentale come tappa significativa già raggiunta.
Anelli e Mangiacavalli: i professionisti restano soli
La risposta delle categorie professionali è stata netta. Per Anelli, la vera emergenza non è strutturale ma umana: «I medici continuano a essere soli sul territorio. Mancano tutte le altre figure sanitarie che si trovano in ospedale. In questi anni si è investito solo sulla trasformazione del medico di famiglia, ma il vero problema è la mancanza di un numero adeguato di professionisti sanitari valorizzati». Sulla stessa lunghezza d'onda Mangiacavalli, che ha denunciato una carenza infermieristica che dura da quarant'anni: «Solo il 65% di chi inizia gli studi in ambito infermieristico porta a termine il percorso. Il motivo è semplice: mancano opportunità di carriera e un percorso di valorizzazione. Le misure finora adottate sono solo un tampone».
Milanese e Massetti: serve una rifondazione
Ancora più radicale la posizione di Milanese: «Occorrono gli Stati generali della sanità perché continuiamo a rammendare un vestito che non è più adatto. La maggior parte delle risorse è oggi assorbita dalla fase finale della vita e questo non è sostenibile. La sussidiarietà prevista dalla Costituzione e il modello cooperativo sono la base su cui ricostruire». Massetti ha chiuso con una diagnosi senza appello: «Il sistema sanitario nazionale è superato. I problemi oggi sono l'accesso alle cure e il mantenimento di standard qualitativi elevati, in un contesto di povertà crescente tra i cittadini. I fondi per riformare ci sono: la volontà politica deve seguire».