Biathlon, gli occhi magnetici e la classe di Dorothea

di Luca Perenzoni

Prendete simpatia a profusione, mescolatela con una cospicua dose di fascino, farcite con talento e grinta a piene mani e addobbate il tutto con una risata coinvolgente, trascinante. Ecco la ricetta perfetta per una campionessa doc, di quelle che piacciono al pubblico, agli appassionati e pure agli sponsor. L'identikit è quello di Dorothea Wierer (nelle foto qui sopra di Federico Modix Modica), ventiquattro anni originaria di Anterselva ma ormai da oltre un anno e mezzo adottata dalla Val di Fiemme, per la precisione a Castello, paese del fidanzato - e prossimo marito - Stefano Corradini , tecnico responsabile del fondo del Comitato Fisi Trentino. Entrambi finanzieri, istruttore della Scuola Alpina lui, atleta delle Fiamme Gialle lei, seria, serissima candidata al ruolo di campionessa simbolo degli sport invernali italiani, per tutta una lunga serie di motivi.
«Ci siamo conosciuti esattamente sei anni fa, quando Dorothea è stata arruolata nelle Fiamme Gialle - racconta il trentaseienne Corradini - ci incrociavamo nella caserma di Predazzo e dapprima è stato un rapporto esclusivamente professionale».
Poi le cose sono cambiate.
«Dopo un paio di anni ci siamo avvicinati per amicizie comuni, poi nel 2012 è scoppiata la scintilla ed ora eccoci qua: dall'anno passato Dorothea si è trasferita a Castello ed a maggio ci sposeremo, qui in Valle. Ormai è quasi ufficialmente fiemmese».
Lei conferma, a suon di dialetto fiammazzo.
Sicuramente Dorothea non passa inosservata: lo sguardo è magnetico, forte la personalità, il carattere è effervescente, estroverso, allegro.
«I suoi occhi mi hanno conquistato, inutile negarlo - continua Stefano - la simpatia ha fatto il resto».
Accanto, Dorothea quasi si schermisce.
«Secondo me esagera un po'. Di lui invece mi ha colpito il volto, la gentilezza e? le doti in cucina. Ricordo ancora quel filetto all'aceto balsamico...».
Insomma, tra i due il cuoco è lui.
«Sì, ma sto imparando. Per ora il mio piatto forte resta tonno e zucchine; ok, non è alta cucina, ma i progressi non mancano. Davvero».
Così come non mancano in pista. Dopo i titoli mondiali giovanili, la scorsa stagione è esploso il fenomeno Wierer con il primo podio in Coppa del Mondo e la corposa parte nel bronzo olimpico della staffetta mista a Sochi. In chiusura di 2014 il suo cammino ha assunto contorni prossimi all'eccellenza: due podi già in bacheca ed il quarto posto nella classifica generale di Coppa del Mondo ne hanno fatto uno dei personaggi del biathlon mondiale, con stuole di ammiratori in Germania ma anche in Norvegia.
Lei nicchia, senza darci troppa importanza. Intanto però è tra le top.
«Sono cresciuta, lo ammetto. Ho lavorato bene nell'estate e ho avuto la fortuna di non avere alcun guaio fisico. Sono migliorata nel fondo, anche se confesso di non aspettarmi un rendimento così alto sin da subito. Certo, ora che sono a questo livello, farò di tutto per mantenerlo fino a fine stagione».
Con che obiettivi?
«Non mi va di pensare a traguardi, non mi viene spontaneo: scio e sparo perché mi piace, mi entusiasma. Non penso se e quando arriverà la prima vittoria; vivo questa esperienza con un pizzico di leggerezza, con la forza dell'entusiasmo, appunto. Finché mi spinge quello, andrò avanti. In passato sono stata un paio di volte sull'orlo dell'abbandono, poi per fortuna ho proseguito, ed eccomi qui».
Abbandonare, perché?
«A me piace stare con gli amici, uscire, divertirmi e specie quando ero giovane vedere le mie coetanee godersi la vita mentre io dovevo limitarmi era un po' pesante, soprattutto se i risultati non arrivano. Il biathlon non è facile e nemmeno economico, se si pensa che una carabina costa circa 3000 euro, più le munizioni. Poi l'anno passato dopo l'esperienza di Sochi l'entusiasmo è schizzato a mille ed ora sono arrivati anche diversi sponsor».
In più la squadra azzurra è forte e compatta.
«Per me il gruppo è fondamentale, devo sentirmi insieme a persone che stimo e con le quali ho un bel rapporto, altrimenti perdo di motivazioni. Con Oberhofer, Gontier, la giovane Vittozzi e tutto lo staff tecnico il feeling è ottimale e gli skiman si stanno impegnando al massimo per noi. Senza di loro, non potremo raccogliere tutti questi risultati».
E lo spettro del doping? Nelle scorse settimane proprio Anterselva è balzata al centro di uno scandalo per il coinvolgimento in oscure vicende di Gottlieb Taschler e famiglia, vicepresidente della federazione internazionale (IBU) e organizzatore della tappa di Anterselva di Coppa del Mondo.
«E' stata una grande delusione. Per me il doping è un tabù, non ci penso e nemmeno voglio sapere come funziona. Proprio per questo non capisco il perché si debba ricorrere a certe pratiche, davvero non ha senso e oltretutto ha coperto di cattiva luce l'intero movimento. Già non si parla molto del biathlon?»
Di Dorothea Wierer invece si parla sempre di più.
«Non mi dispiace, anche se non ricerco la popolarità. Mi piace vestirmi bene, seguire la moda, curare anche la mia immagine in gara con quel filo di trucco o con gli accessori giusti che non guastano. Ma tutto in leggerezza, con un pizzico di fantasia e allegria».
Ed allora meglio rimettersi gli sci, imbracciare la fidata carabina e concedersi agli scatti del fotografo e poi riprendere a sciare, sfruttando a dovere il nuovo poligono di Lago di Tesero, sotto lo sguardo di Stefano, che «ogni tanto le do qualche consiglio, ma senza esagerare anche perché ha uno staff tecnico alle spalle e mi sembra che troppe mie indicazioni le diano quasi fastidio. E' un po' testarda, sapete?».
Grinta e determinazione non mancano, si vede chiaramente anche in pista. Ma in fondo, senza questi ingredienti, non si andrebbe così lontano.

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