Garda sotto shock per la morte di Maurizio Zucchelli: “Siamo impietriti”
Il titolare del ristorante "Alla Torre", è annegato ieri pomeriggio, domenica 10 agosto nelle acque del lago di Ledro: «È sconvolgente - ha detto Rocco Frizzi, amico di sempre - mi risulta complicato aggiungere altro»
TRAGEDIA Si tuffa nel lago di Ledro e non riemerge
LEDRO. Storico ristoratore di Riva del Garda ma, prima di tutto, una persona "di famiglia" sulla quale poter sempre contare. Per gli amici di una vita era questo Maurizio Zucchelli, titolare del ristorante "Alla Torre", annegato nelle acque del lago di Ledro. Nella serata di ieri, quando i loro cellulari hanno cominciato a squillare ininterrottamente, hanno cercato di farsi forza l'uno con l'altro, malgrado quel dolore già profondamente radicato.
«È sconvolgente - ha detto Rocco Frizzi, amico di sempre - mi risulta complicato aggiungere altro, quanto capire se questa sarà davvero la nostra nuova realtà. Notizie simili arrivano tra capo e collo e ti mozzano il fiato. Quando una persona, così presente nella tua quotidianità, come amico e come appoggio, ti lascia all'improvviso, è uno strazio inimmaginabile. Ci conoscevamo da sempre, Maurizio era parte integrante della mia generazione: rivani divenuti adulti insieme. Il suo ristorante era diventato una sorta di "covo invernale" tra amici, dove ritrovarci e dilettarci al torneo di Trisac. Insomma, era il nostro Principe. Chi non lo conosceva? Era inimitabile. Aveva questo modo ironico di prenderci in giro che già mi fa salire il magone. Non riesco a pensare non ci sia più. È una pacca per tanti, soprattutto per la sua famiglia».
«Sono andato via dal mio ristorante, non ce la facevo - commenta scosso Luca Zini, titolare dell'Osteria "La Contrada" - proprio ieri, a distanza di 30 anni dall'ultima volta in cui sono stato a Ledro, mi trovavo in valle a casa di un amico e, con lui, parlavo del Mauri. Quando, verso sera, ho saputo della tragedia, sono dovuto andare via dal locale. Non riesco a capacitarmene. Siamo dello stesso anno, abbiamo frequentato la stessa scuola, condiviso le comunioni: abbiamo sempre condiviso tutto. Negli ultimi anni ci siamo un po' allontanati, ma non vi era giorno che non fossimo in giro insieme. Sono pietrificato. È un anno di perdite, per me, il 2025».
«Il re delle goliardate - ricorda Gualtiero Toniolo, dell'Ottica Gambirasi - in inverno, ogni lunedì, ci riunivamo da lui per giocare a trisac. Avendo vinto già tre annate, mi riempiva di sfottò. Ci siamo visti sabato: com'è possibile non sia più nella mia, nella nostra, vita? Era un personaggio divertente. Certo, bisognava prenderlo per il suo verso ma come una persona alla mano, un amico. Credimi, non trovo le parole: 45 anni di amicizia. Ero appena arrivato in città quando, grazie al cugino Enzo Bassetti, lo conobbi».
«Sono impietrito, che botta - ha aggiunto Paolo Turrini, presidente dell'Associazione Ristoratori di Confcommercio - lo conoscevo da tantissimi anni. Maurizio è sempre stato una persona alla quale ero legato, un confronto sicuro sul tema della ristorazione. Lui, storico ristoratore, era sicuramente molto particolare. Quando lo incrociavo in bici, cosa che accadeva spesso, non mancava mai di salutarmi con una battuta e di chiedermi come stessi. Avevamo un rapporto più professionale, da collega, ma al di fuori dell'ambito lavorativo è sempre stato gentile e pieno di argomenti su cui misurarsi. Se n'è andato giovanissimo, mi sembra impossibile».
«Ci siamo conosciuti a fine anni '80 - ricorda Alessandro Biagi, storico amico - allora gestiva il locale con la mamma Dolores. Io, da Milano, ho imparato che il soprannome Valium, data la sua intraprendenza, sapeva tramutarsi inPrincipe Valium (da un film di Mel Brooks). Appassionato di calcio, tennis e padel, aveva una memoria fuori dal comune per le date di nascita di calciatori e tennisti. Un personaggio di Riva, come il mitico Nicola Armani, alias Gheba».