Il dramma

Muore in Colombia a 46 anni: Mikele Corradi non operato perché senza assicurazione

È deceduto dopo una settimana di agonia per le conseguenze di un ictus. Si trovava a Santa Marta, dove viveva da quattro anni. Ora la clinica ha chiesto 13mila euro ai familiari per far tornare la salma in Italia

di Davide Pivetti

TENNO. Un malore improvviso mentre si trovava nella sua casa di Santa Marta, in Colombia. Probabilmente un ictus con conseguente emorragia cerebrale dalla quale, purtroppo, Mikele Corradi, 46 anni, originario di Gavazzo, non si è più ripreso.

Dopo una settimana in terapia intensiva, di fronte alla constatata morte cerebrale, gli sono state staccate le macchine che lo tenevano in vita.

Mikele Corradi viveva in Colombia da quattro anni. Un paese che amava, nel quale si era sposato una prima volta per trovare poi una seconda compagna con la quale viveva attualmente nella bella città che si affaccia sul Mar dei Caraibi.

Quando si è sentito male all'improvviso Corradi è stato prima condotto nel più vicino ospedale, dove però non si è proceduto con le cure intensive necessarie in questi casi, perché privo di un'assicurazione sanitaria, necessaria in Colombia come negli Stati Uniti.

Di lì è stato quindi trasferito in un secondo momento in un ospedale privato, la clinica «Avidanti», dove è stato ricoverato e dove si è tentato di salvarlo con un'operazione chirurgica alla testa.

«Per operarlo ci hanno chiesto di inviare i soldi dall'Italia - diceva la sorella Elisa, comprensibilmente sotto shock - circa 700 euro per l'operazione. Che però non è bastata a salvargli la vita. La tempestività delle cure in casi come questo è determinante. È iniziata così una agonia durata una settimana, con il telefono di casa Corradi, a Gavazzo, che ha suonato venerdì mattina alle 5 per la peggiore delle notizie: la morte di Mikele.

Un dramma che colpisce i suoi affetti più cari qui in Italia (la mamma, il papà, la sorella che vivono tutti in zona) e in Colombia, dove resta la sua compagna.Corradi era tornato a far visita ai suoi familiari a fine estate, fermandosi circa due mesi e ripartendo solo a fine settembre per la Colombia.

Nel paese sudamericano lavorava in agricoltura, nell'allevamento nei cavalli e in altre attività occasionali. Prima di scegliere la Colombia per la sua nuova vita, era stato dipendente delle «Cartiere del Garda» assieme al papà Corrado e poi ai «Multipli Arcese». Lavori però che non erano riusciti ad appassionarlo e che assieme a una sua certa insofferenza per i ritmi e lo stile di vita locale, lo avevano spinto a scegliere di trasferirsi in Colombia e ricominciare là vivendo in modo a lui più confacente. Al dolore per la sua morte si aggiungono ora le difficoltà per riportarlo a casa.

La clinica privata, dopo una settimana in rianimazione, ha presentato alla famiglia tennese un conto pesante (13 mila euro) da saldare prima di autorizzare la partenza della salma (o più probabilmente delle ceneri) per l'Italia.

La famiglia, attraverso le pompe funebri locali ("Centro Servizi Funebri"), quelle colombiane e con l'interessamento del Consolato italiano a Santa Marta, sta cercando di sbloccare la situazione, ma i tempi non sono facilmente prevedibili e potrebbero trascorrere ancora diversi giorni prima di poter riavere Mikele a Gavazzo.

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