L’addio

Foletto: ancora commozione e gratitudine nel ricordo del grande musicologo ledrense

In attesa che la comunità ledrense e trentina possa rendergli omaggio e memoria nella sua terra natia, la basilica di Santa Maria della Passione di Milano celebrerà domani, alle 11, le sue esequie. Scomparso per un brutto male nella notte tra giovedì e venerdì, Angelo Foletto (76 anni) è stato musicologo, critico, docente, giornalista, archivista e conduttore radiofonico

di Elena Piva

LEDRO. Angelo Foletto riposerà nella tomba di famiglia, a Pieve, circondato dalle montagne della sua adorata Ledro. «La sua passione e l'incredibile conoscenza per la musica e per la letteratura - fa sapere la grande famiglia Foletto-Nascimbene - sono sempre state unite in modo indissolubile con il grande amore per la sua valle, per la sua famiglia e per la storia di entrambe. Con immensa tristezza ma infinita riconoscenza, il "Museo Foletto" saluta il suo presidente. La moglie Anelide e la figlia Angelica, commosse dalle numerosissime testimonianze di affetto e partecipazione, ringraziano tutti e comunicano che verrà organizzato un ultimo saluto anche a Pieve».

In attesa che la comunità ledrense e trentina possa rendergli omaggio e memoria nella sua terra natia, la basilica di Santa Maria della Passione di Milano celebrerà domani 2 febbraio, alle 11, le sue esequie.

Scomparso per un brutto male nella notte tra giovedì e venerdì, Angelo Foletto (76 anni) è stato musicologo, critico, docente, giornalista, archivista e conduttore radiofonico. L'Associazione Nazionale Critici Musicali, della quale è stato presidente dal 1996 al 2023, gli dedicherà l'edizione 2026 del "Premio Abbiati", che ha presieduto fino all'ultima edizione. «Della professione del critico musicale Angelo era la quintessenza - dice Andrea Estero, alla guida dell'associazione - non per niente è stato nostro presidente per 27 anni, sostenuto dai predecessori e rieletto numerose volte dai soci, perché capace di unire e parlare con ogni anima del mondo. Lo ha tenacemente ribadito guidando i lavori di una trentina di giurie del "Premio Abbiati", rimasto eminente grazie alla sua intelligenza e imparziale autorevolezza».

«Di Angelo mi è molto difficile parlare - scrive Francesco Maria Colombo, direttore d'orchestra e critico musicale - perché tante cose si vorrebbero dire della sua intelligenza, della sua cultura, del suo equilibrio, della sua passione. Sono rarissime le persone che, come lui, suscitano da parte di tutti, dalle individualità più dissimili e varie, un così grande moto di affetto e di pianto. Come si poteva non volergli bene? Era così vero e libero che tutto quel che faceva non si poteva attribuire a strategie o cointeressenze; sgorgava invece da autentico amore. Chi l'ha conosciuto è stato toccato dalla sua bontà e dalla sua delicatezza d'animo, qualità rispetto alle quali ogni altro argomento arretra. Questo in grazia di un carattere che non indulgeva a pose: non cercava di conquistare simpatia fittizia ma, attraverso il filtro di un riserbo e un pudore che rendevano il tutto più prezioso, si è sempre mantenuto schietto».

«Ci eravamo illusi che Angelo Foletto fosse eterno - scrive "Classic Voice", rivista di categoria - che la sua tenacia, forza e volontà di vivere gli avrebbero fatto vincere qualsiasi battaglia. Angelo lascia il mondo della musica e della critica musicale più povero, il nostro orizzonte affettivo e culturale improvvisamente vuoto. Nonostante il trasferimento da Ledro a Milano, la corteccia trentina è rimasta sempre a proteggerlo e la dirittura montanara un antidoto alle seduzioni della società dello spettacolo, dove abitava con grande e trascinante empatia. Ci ha insegnato a vivere il "racconto della musica" come esperienza e stile da ridiscutere, aggiornare e adattare, senza nostalgie per le perdute età dell'oro, ma con tenace resistenza e difesa delle sue ragioni, correttezza e rettitudine antiche, per lui mai desuete o fuori moda».

Venerdì sera il concerto della stagione sinfonica del Teatro alla Scala di Milano, diretto da Riccardo Chailly, è stato dedicato ad Angelo Foletto. «I Foletto erano gli amici di sempre - racconta Cecilia Chailly, arpista e compositrice, sorella di Riccardo - incrociati da un destino che partiva da Ferrara e dall’infanzia di mio padre. Sin da piccola giocavo a nascondino con i fratelli più piccoli di Angelo, quando a Ledro eravamo in pochi, mentre lui con mio fratello e mio padre parlavano di musica, fra gite a funghi e motocross. La scorsa estate l’ho incontrato sorridente. In lui sentivo sempre un’affetto familiare, uno sguardo da fratello maggiore». La stessa sensazione che Davide Cabassi, direttore artistico della rassegna concertistica annuale “Kawai Ledro”, ha condiviso ieri con i lettori de l’Adige. «Sarà difficile pensare a quei monti senza la sua presenza - aggiunge - senza il suo sguardo vivo e attento, senza la sua sapienza musicale cha ha saputo trasmettere a tutti, riuscendo a coinvolgere con semplicità e interesse anche i più distanti dalla musica colta. Mi stringo ai suoi parenti con profonda amicizia e partecipazione».

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