Terreno alla sorella, a processo il sindaco di Mazzin di Fassa
Al centro del procedimento una permuta tra un terreno pubblico e alcune aree di proprietà di Cristina Castelnuovo. Secondo la Procura, il valore del terreno comunale sarebbe stato sottostimato, con un conguaglio fissato in 32.224 euro anziché nei 113.500 euro ritenuti necessari per pareggiare l'operazione. L'accusa ipotizza così un possibile «ingiusto profitto» di 91.276 euro a favore dei fratelli Castelnuovo
MAZZIN. Si è aperto davanti al tribunale di Trento il processo che vede imputati il sindaco di Mazzin di Fassa Fausto Castelnuovo, la sorella Cristina Castelnuovo e il tecnico comunale Lorenzo Pederiva con l'accusa di tentata truffa in concorso ai danni dell'amministrazione comunale.
Al centro del procedimento una permuta tra un terreno pubblico e alcune aree di proprietà di Cristina Castelnuovo. Secondo la Procura, il valore del terreno comunale sarebbe stato sottostimato, con un conguaglio fissato in 32.224 euro anziché nei 113.500 euro ritenuti necessari per pareggiare l'operazione. L'accusa ipotizza così un possibile «ingiusto profitto» di 91.276 euro a favore dei fratelli Castelnuovo.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, i 998 metri quadrati di terreno comunale in località Fontanazzo di Sotto sarebbero stati valutati per 79.840 euro attraverso una perizia redatta dal geometra Lorenzo Pederiva, responsabile dell'ufficio tecnico del Comune. In cambio sarebbero state cedute al Comune alcune aree considerate strategiche, valutate 47.616 euro. Per la difesa, invece, tali importi rappresenterebbero il reale valore dei terreni oggetto della permuta.
La Procura contesta inoltre a Pederiva di aver sottostimato il valore dell'area pubblica e sovrastimato quello delle particelle private. Negli atti viene richiamata la delibera del Consiglio comunale dell'11 agosto 2022 che autorizzava l'operazione. La permuta, tuttavia, non è mai stata completata poiché il provvedimento è stato sospeso il 28 febbraio 2023 e successivamente revocato.
A Fausto Castelnuovo viene contestato anche di non essersi astenuto dalle votazioni relative all'estinzione dell'uso civico sul terreno interessato, nonostante il presunto interesse proprio e della sorella. È invece decaduta l'accusa di abuso d'ufficio, reato abrogato dalla riforma Nordio.
Il sindaco, assistito dall'avvocato Paolo Corti, respinge ogni addebito e si dichiara fiducioso di poter dimostrare la correttezza del proprio operato. Il procedimento nasce da un esposto presentato dal gruppo di minoranza "Vardon Inant", costituito parte civile insieme a Mauro Castelnuovo, fratello dei due imputati. Ora la vicenda entra nella fase dibattimentale.