Bruno Chiappani, a 24 anni tra i migliori sommelier d'Italia
Unico trentino ad aver conquistato il «Premio Bonaventura Maschio - La Ricerca dell'eccellenza 2025» per la macro-area Nord. Premiate le sue competenze teoriche e pratiche nel mondo dei distillati
PORTE DI RENDENA. È il primo, e finora l'unico, trentino ad aver conquistato il «Premio Bonaventura Maschio - La Ricerca dell'eccellenza 2025» per la macro-area Nord. Bruno Chiappani, 24 anni, di Darè (in foto) porta per la prima volta questo riconoscimento in provincia. Il premio gli è stato consegnato alla Stazione Leopolda di Firenze, durante la presentazione della guida Vitae 2026, al termine di un seminario sui distillati che ha messo alla prova competenze tecniche e sensibilità degustativa.
«È bello rappresentare la propria regione in queste occasioni- racconta Chiappani -. È stata un'emozione intensa e soddisfacente, il coronamento di un percorso meraviglioso e di anni ricchi di sfide. Ma non lo considero un traguardo: è solo un nuovo punto di partenza, perché in questo settore non si finisce mai di imparare». Il premio seleziona i migliori risultati d'esame nelle tre macro-aree italiane e offre borse di studio a chi dimostra eccellenza teorica e pratica nel settore dei distillati, ambito in cui l'Italia rappresenta un punto di riferimento internazionale.
Il miglior punteggio ottenuto in Trentino ha permesso al giudicariese di accedere al concorso in Veneto insieme ad altri quattordici finalisti. Anche lì si è distinto per preparazione, sensibilità e curiosità tecnica conquistando il gradino più alto del podio. Il fascino verso il mondo del vino nasce quasi per caso: «Una passione partita circa quattro anni fa, dopo una cena con abbinamento vini. Mi era piaciuto molto: ho iniziato a informarmi, a curiosare. Sapevo che presto sarei diventato socio nella storica attività di ristorazione della mia famiglia "Le Fontane", così mi sono iscritto ad Ais (Associazione italiana sommelier ndr) per poter offrire qualcosa in più ai clienti».
Tre livelli di formazione, sei mesi ciascuno: dal quadro generale alla scoperta delle regioni del mondo, fino allo studio degli abbinamenti. Nonostante i ritmi serrati della ristorazione, non ha mai smesso di aggiornarsi, convinto che l'ospite meriti un racconto competente. Le wine dinner e le serate a tema che organizza nascono proprio da questa visione: «Offrire esperienze che non si limitino alla bottiglia, ma mettano in dialogo territori, stili e differenze». Per lui il vino non è una classifica, ma un confronto: «Un vino non è mai più buono o più cattivo di un altro, è semplicemente diverso». Ciò che più lo appassiona è la storia dietro una bottiglia, quel legame fatto di paesaggi, clima, mani e tempo, che non si può cogliere leggendo una scheda online, ma solo attraversando i territori. E naturalmente si parte dal Trentino: «Siamo una regione straordinaria. Passiamo dal clima mediterraneo del Garda fino ai ghiacciai della Rendena. Questa diversità ci permette di avere vini molto differenti: bollicine, bianchi e rossi. Eccellenze che noi ristoratori dobbiamo valorizzare e far conoscere in particolare a chi arriva da fuori».
Una tappa significativa, che per Chiappani rappresenta già l'inizio di un nuovo percorso. «Ringrazio la mia famiglia, collaboratori, amici, compagni di corso, docenti e tutti i professionisti che mi hanno accompagnato. Un grazie speciale ad Ais Trentino e a Roberto Anesi, per me fonte di ispirazione grazie alla sua straordinaria umanità, umiltà e cultura del vino, sempre pronto a offrire un aiuto o un prezioso consiglio».