Tav, i Comuni chiedono un confronto alla Provincia

di Mariano Marinolli

L’annosa questione dei treni ad alta capacità è tornata l’altra sera sul tavolo della conferenza dei sindaci.
Proprio perché non c’è alcuna novità e proprio perché l’assessore Mauro Gilmozzi non ha più fornito alcuna indicazione sui suoi propositi e sul tracciato della Tav/Tac (così citata nei documenti ufficiali) che attraverserà la Rotaliana, i sindaci si sono ritrovati per tentare di capire perché la Provincia rimane in silenzio e nulla fa sapere, a parte le striminzite ipotesi emerse nelle poche riunioni fatte con il cosiddetto «Osservatorio» istituito dallo stesso assessore Gilmozzi.
A differenza della vicina provincia di Bolzano, dove la Provincia ha già informato i comuni interessati sull’ipotesi del tracciato dal Brennero a Salorno, da piazza Dante non arriva nemmeno un segnale di fumo e ciò preoccupa non poco i sindaci della Rotaliana.

In sostanza, sussiste il timore che la Tav/Tac ripercorra il tracciato originario proposto da Rfi, parallelamente all’attuale linea ferroviaria.
All’epoca vi fu un’alzata di scudi proprio per l’esagerata previsione di esproprio di terreno agricolo, sia per la costruzione della massicciata, sia per le fasce di rispetto e la costruzione di barriere antirumore e dispositivi di sicurezza. La prima ipotesi fu contestata duramente dai sindaci della Rotaliana, soprattutto da Renata Stenico, all’epoca prima cittadina di Nave San Rocco, il paese che avrebbe subito il maggior danno in termini di occupazione dei terreni.

Fu l’allora assessore provinciale Silvano Grisenti a lanciare tre proposte per evitare lo scempio di terreno agricolo e quella che più convinse i contadini era il tunnel «lungo» che bypassava la Rotaliana passando sotto la Val di Cembra, con ingresso a Sud di Salorno. Poi, però, non se ne fece più nulla, se non proporre un nuovo tracciato con galleria da Faedo (in prossimità del biodigestore di Cadino) e uscita al Sornello di San Michele, per poi realizzare la Tav/Tac in superficie con lo scambio per il collegamento con lo scalo merci di Trento, occupando ben undici ettari di vigneti pregiati. Dopo un paio di chilometri di passaggio in superficie i binari tornerebbero sottoterra, in galleria, a Nave San Felice, poco prima del distributore carburanti Moser.
Pure questa idea fu sonoramente «bocciata» da Lavis e San Michele, anche perché il cantiere della Tav avrebbe compromesso la viabilità sulla statale del Brennero, con ulteriore sacrificio di terreno agricolo per le deviazioni del traffico. Ma, soprattutto, per l’enorme impatto ambientale che la Tav/Tac avrebbe provocato nelle vicinanze di Nave San Felice.

Ora questo silenzio impensierisce i sindaci della Rotaliana che hanno conferito l’incarico al presidente della Comunità, Gianluca Tait, di promuovere un incontro con l’assessore Gilmozzi per chiarire quali intenzioni abbia la Provincia. Si vuole evitare qualsiasi spreco di terreno agricolo e il temuto inquinamento acustico che provocherebbe il passaggio a cielo aperto dei treni ad alta capacità: tra autostrada, la linea ferroviaria già esistente, la Ferrovia Trento Malé, elettrodotti e metanodotto, la Rotaliana ha già dato fin troppo, sostengono all’unisono gli otto sindaci. E, memori del famoso raccordo autostradale tra la Pirubi e l’A22 ipotizzato nella zona di Nave San Rocco (per il quale vi fu una vibrata protesta di quella amministrazione comunale guidata da Ugo Garzetti), prima di vedersi calare dall’alto i progetti della Tav, compromettendo anche le scelte urbanistiche del futuro, i sindaci pretendono di aprire un confronto con la Provincia.

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