Giustizia

Condannato a quattro anni per l'incendio all'agritur di Fai

Il rogo scoppiò nella notte tra il 15 e il 16 aprile 2018. Imputato un 35enne del posto. Ai titolari provvisionale di 150mila euro. Paolo Perlot: «Dopo 7 anni finalmente la chiusura del processo»

FAI. È stato condannato a 4 anni di reclusione il 35enne di Fai della Paganella accusato di aver appiccato le fiamme all'agritur di Paolo Perlot, in via Dossi. Il giudice Massimo Rigon ha inoltre disposto il pagamento di una provvisionale di 150mila euro a favore del titolare dell'attività e di 30mila euro a favore dell'impresa edile trentina che, all'epoca dei fatti, era impegnata nella costruzione dell'immobile. L'imputato, difeso dall'avvocato d'ufficio Cristian Zamfir, si è sempre detto estraneo ai fatti: era in aula e ha assistito imperturbabile alla lettura della sentenza.

«Dopo 7 anni finalmente siamo arrivati alla chiusura del processo» è il commento "a caldo" di Paolo Perlot e della sua famiglia, ricordando il percorso a ostacoli degli ultimi anni, a partire dalla complessità delle indagini («Va tutto il nostro ringraziamento ai carabinieri di Andalo» evidenzia Perlot) ai cambi di giudice, dallo stop per il Covid ad altre lungaggini che hanno fatto slittare di volta in volta le udienze.

Lunedì si è arrivati alla chiusura del primo grado, con il giudice che ha deciso una condanna più alta rispetto ai 3 anni e 2 mesi chiesti dalla procura e ha sostanzialmente accolto le richieste della parte civile, con Perlot, assistito dall'avvocato Nicola Canestrini, che aveva chiesto 350mila euro di risarcimento di cui circa 150mila euro di provvisionale. La difesa dell'imputato, che ha chiesto l'assoluzione con formula piena dall'accusa di incendio doloso, valuterà se ricorrere in appello non appena saranno pubblicate le motivazioni della sentenza.In assenza di prove, sono stati valutati i molti indizi che hanno portato nell'individuazione del responsabile del rogo, avvenuto la notte fra il 15 ed il 16 aprile 2018. All'imputato è stata attribuita la paternità della e-mail arrivata qualche tempo prima dell'incendio al sindaco di Fai, con un indirizzo riconducibile al Wwf.

Il messaggio sollevava dubbi sulla regolarità dell'iter burocratico per la realizzazione della struttura, ma il presidnete dell'organizzazione internazionale - interpellato - nulla sapeva della questione. Attraverso l'indirizzo Ip, ossia il numero che identifica ogni computer su internet o su una rete, gli investigatori arrivarono ad una postazione pc presso un'università fuori provincia, la stessa in cui in quel periodo era iscritto il giovane. Ci sarebbero poi altri indizi che hanno portato i carabinieri ad identificare nel trentacinquenne il responsabile del rogo: le telecamere della zona e una intercettazione ambientale in cui il soggetto avrebbe ammesso al padre di aver scritto la e-mail contro il progetto dell'agritur. Per appiccare il fuoco vennero utilizzati 50 litri di benzina. La struttura venne poi ricostruita e aperta al pubblico, grazie anche ad una gara di solidarietà per dare un sostegno concreto al sogno di Perlot di creare un bioagritur. «Se è stato individuato il responsabile, credo proprio che questo sia un vantaggio per tutta la collettività. Eppure c'è chi è venuto a dirci che, pur dispiacendosi, non se la sentiva di andare in tribunale a testimoniare per timore dell'imputato, che è libero - spiega Perlot - Purtroppo anche da noi c'è omertà, ma voglio ricordare le tante persone che ci sono state vicine e ci hanno aiutato con la raccolta fondi».

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