Vere bollicine di montagna da viti a quota 850 metri
Sei ettari di vigneti al confine tra Spormaggiore e Cavedago. La Cantina De Vigili ha deciso di produrre parte di Art, il suo Trento Doc, ai piedi del Brenta
SPORMAGGIORE - "Qui sta nascendo una vera bollicina di montagna". La frase campeggia su un grande cartellone in prossimità del confine tra il territorio comunale di Spormaggiore e quello di Cavedago, anche se (e la precisazione è di sostanziale importanza, vedremo poi perché), su territorio del primo, che è anche il primo comune che si incontra salendo verso l'altopiano della Paganella.
L'annuncio, "firmato" Cantina De Vigili di Mezzolombardo, è confermato alle sue spalle, da circa tre ettari di vigneto, che se con il suo sviluppo tra gli 800 e gli 850 metri di quota non si può dire con certezza essere in assoluto il più alto del Trentino, di sicuro si colloca ai primissimi posti. In secondo piano, sullo sfondo ma assai vicino, a stabilire se ancora ce ne fosse il bisogno, che le parole del cartellone non sono "fuffa" di marketing, le cime del Gruppo del Brenta.
Vere bollicine di montagna, quindi, che entreranno a far parte della prestigiosa famiglia del Trento Doc in primo luogo proprio perché Spormaggiore rientra fra i 74 Comuni indicati nel disciplinare del marchio come vocati alla produzione delle uve da trasformare in spumante.
«La nostra cantina ha già il suo Trento Doc, si chiama Art e lo produciamo con uve della collina dei Sorni - spiega Francesco De Vigili, giovane e brillante titolare dell'azienda che ha sede a Mezzolombardo nel cuore dell'area produttiva del Teroldego -. Cercavamo, però dei terreni più in quota, perché con i cambiamenti climatici in corso acidità e freschezza delle uve nel fondovalle - caratteristiche indispensabili per realizzare un prodotto di qualità - ne risentono».
La ricerca, sostenuta da una fresca e convinta progettualità imprenditoriale che travalica l'aspetto prettamente vitivinicolo coinvolgendo anche aspetti di valorizzazione del territorio, ha trovato soddisfazione in quel di Spormaggiore.
«L'investimento è stato di quelli importanti - continua De Vigili -. Abbiamo acquistato sei ettari di prati, a est e ad ovest della strada statale 421. Tre li abbiamo già trasformati in vigneto, gli altri tre in parte lo diventeranno il prossimo anno, e in parte, non appena otterremo le autorizzazioni, vedranno la realizzazione di un punto vendita e degustazione dei nostri vini che auspichiamo possa diventare una sorta di vetrina del territorio per altri prodotti identitari dell'altopiano della Paganella».
Francesco De Vigili, nel presentare il suo progetto di bollicine di montagna, tiene a mettere in chiaro due aspetti: «Il primo è che coltivare viti a certe quote, in Trentino, guardando al passato, non costituisce una forzatura visto che le prime cooperative agricole nella nostra provincia furono create a Tuenno e Revò proprio in ambito vitivinicolo. Il secondo è che per realizzare i nostri vigneti non è stato necessario fare alcun riporto di terra, ma è bastato semplicemente livellare l'esistente, preservando così la naturalità dei luoghi».Luoghi scelti con cura, badando in primis , come detto, che rientrassero in un Comune censito dal disciplinare Trento Doc, ma tenendo in gran conto anche la qualità del terreno e l'esposizione a sole e vento. «La terra, come prevedibile trovandoci nelle Dolomiti di Brenta, presenta una forte componete calcarea e questo dovendo produrre Trento Doc è un gran bene - spiega De Vigili -. I vigneti poi si trovano in una conca splendidamente esposta al sole e accarezzata dalla primavera dall'Ora del Garda che scollina da Andalo».
Per sfruttare al meglio questi favorevoli fattori naturali, le viti sono state piantate a spalliera e beneficeranno di un piccolo bacino per l'irrigazione di soccorso realizzato grazie alla presenza in loco di una sorgente. «Il primo impianto lo abbiamo realizzato nel maggio scorso: due ettari e mezzo sono a Chardonnay e mezzo ettaro a Pinot nero- dettaglia Francesco - La resa attesa per ettaro non sarà superiore ai 70-80 quintali: l'obiettivo non è la quantità ma la qualità».L'altra parte di vigneto, dove a prevalere sarà la varietà di Pinot nero, verrà piantata l'anno prossimo. Fin qui le viti. Ma di uva, e quindi di base spumante, e quindi di spumante Trento Doc quando di potrà parlare? «L'appuntamento con la prima vera vendemmia è fissato al 2027» pregusta con gli occhi sognanti di chi si è giocato molto ma ha solide convinzioni di aver fatto la cosa giusta, Francesco. Dalla spremitura di quelle uve e dalle lavorazioni in cantina che seguiranno, si avranno le prime bottiglie del nuovo Art, che di sicuro sarà una vera bollicina di montagna.