Sara Piffer, il dolore trasformato in bene: ecco la fondazione
Nata il 10 marzo a Milano per devolvere fondi a diversi ambiti. La famiglia della ciclista travolta e uccisa a Mezzocorona ha deciso di destinare il risarcimento ad azioni per la sicurezza stradale. Il primo evento sarà «Alps2Etna»
GIOVO - Ci sono storie che trovano nel silenzio e nella riflessione della Pasqua il loro momento ideale per essere raccontate, come la storia della famiglia di Sara Piffer che, con l'istituzione della Fondazione intitolata alla memoria della giovane, ha scelto di trasformare il dolore per una vita interrotta troppo presto in un modo per stare accanto a chi ha bisogno, facendo del vuoto una presenza luminosa. La "Fondazione Sara Piffer" è un ente filantropico che non è solo un'istituzione giuridica, ma il battito di un cuore che continua a farsi sentire attraverso le mani della sua famiglia.
L'atto ufficiale è stato siglato lo scorso 10 marzo, presso lo studio dei Notai Riuniti a Trento.Un momento speciale, avvenuto davanti alla notaio Eliana Morandi, in cui la famiglia Piffer al completo - papà Lorenzo, mamma Marianna e i fratelli Gabriele, Christian e Loris - ha dato concretezza ad un gesto che trasforma il dolore privato in un bene collettivo.Lorenzo Piffer racconta la nascita di questo progetto. C'è stato un tempo, nei mesi successivi all'incidente avvenuto il 24 gennaio 2025, in cui il dolore non lasciava spazio ad altro.
«La vita di Sara non ha prezzo - spiega Lorenzo - quindi non ci interessava fissare delle cifre, quello che la legge avrebbe stabilito per il risarcimento lo avremmo accettato con l'intento di devolverlo in beneficenza. Da lì, dopo esserci confrontati e dopo aver fatto degli incontri, abbiamo scelto di istituire una fondazione come ente per permetterci di fare beneficenza, individuando i vari ambiti per i quali Sara ha sempre mostrato interesse e passione».
La bussola di questa nuova missione è una traccia rimasta impressa sulla lavagnetta nella camera di Sara. Lì, lei aveva annotato i suoi sogni e ciò che avrebbe voluto fare nella sua vita. Quella lavagnetta è ancora al suo posto e oggi guida le azioni di intervento della Fondazione.Questo ente avrà una struttura che permetterà di devolvere fondi per trasformarli in azioni concrete. Gli ambiti di intervento sono molteplici, specchio della personalità poliedrica di Sara. In primo piano ci sarà lo sport, in particolare con il sostegno a eventi di ciclismo, la sua grande passione; parallelamente, un impegno cruciale sarà dedicato alla sicurezza stradale, per promuovere una cultura del rispetto che protegga chi vive la strada.
Ma lo sguardo della Fondazione va oltre: ci sarà un filone artistico-culturale, che potrebbe concretizzarsi ad esempio con l'istituzione di bandi, uno dedicato alla tutela degli animali e dell'ambiente, e un legame forte con le scuole di ogni ordine e grado. Non mancherà l'attenzione alla spiritualità, con il sostegno ad esempio a progetti missionari, e un pilastro filantropico per aiutare le associazioni di volontariato che si prendono cura dei più fragili. La Fondazione avrà inoltre la possibilità di crescere e raccogliere fondi, ad esempio attraverso il 5 per mille, permettendo a chiunque di contribuire a questa catena di solidarietà. «Il nostro obiettivo è arrivare specialmente ai giovani - conclude Lorenzo - vogliamo che siano coinvolti attraverso questi progetti, per mantenere viva la memoria di Sara e cercare, nel nostro piccolo, di migliorare questo mondo». Il primo evento sarà Alps2Etna, un'impresa sportiva solidale che attraversa l'Italia dalle Alpi all'Etna per raccogliere fondi e sensibilizzare sulla sicurezza stradale a favore della Fondazione Sara Piffer, unendo ciclismo, nuoto e trail per coinvolgere comunità e territorio in un messaggio concreto di prevenzione, responsabilità e rispetto sulle strade.