Val di Non, fino a 8.000 euro in quattro anni a chi affitta casa. Uniat: bene, ma servono criteri omogenei
L'Unione Nazionale Inquilini Ambiente e Territorio del Trentino valuta positivamente il sostegno alle locazioni residenziali a lungo termine, ma segnala possibili squilibri nei criteri adottati. Nel mirino i limiti ai canoni, l’assenza di distinzioni tra tipologie di alloggi e la mancanza di requisiti economici per gli inquilini. Il bando non distingue poi tra appartamenti di diversa metratura e tipologia
CLES. Gli incentivi agli affitti a lungo termine introdotti in Val di Non rappresentano un segnale positivo per affrontare l’emergenza abitativa, ma necessitano di criteri più uniformi e calibrati. È la posizione espressa da Enrico Loscialpo, presidente di UNIAT del Trentino (Unione Nazionale Inquilini Ambiente e Territorio).
L’associazione giudica favorevolmente l’intervento promosso in valle, evidenziando però alcuni aspetti da rivedere. Secondo UNIAT, l’elevato numero di richieste presentate dimostra una crescente difficoltà nell’accesso alla casa, problema che riguarda non soltanto le categorie più fragili ma anche lavoratori, giovani coppie e famiglie prive di un’abitazione di proprietà.
Tra le principali criticità segnalate c’è il meccanismo del contributo, che prevede fino a 2.000 euro annui per quattro anni ai proprietari che mantengono i canoni entro 800 euro a Cles e 600 euro negli altri Comuni della valle. Secondo UNIAT, il bando non distingue però tra appartamenti di diversa metratura e tipologia. Di conseguenza, lo stesso incentivo può essere riconosciuto sia a chi affitta alloggi grandi sia a chi mette sul mercato monolocali o miniappartamenti che, a quei valori, potrebbero già essere in linea con i prezzi ordinari.
L’associazione teme quindi che in alcuni casi il sostegno pubblico possa trasformarsi in un vantaggio aggiuntivo per il proprietario senza generare un reale beneficio sociale. Vengono inoltre sollevati dubbi sull’assenza di requisiti economico-patrimoniali per gli inquilini, elemento che potrebbe estendere il beneficio anche a persone senza particolari esigenze abitative.
Per UNIAT la soluzione passa attraverso una revisione degli accordi territoriali sulle locazioni, aggiornando in particolare quello dei cosiddetti “Comuni minori”, fermo al 2004, per definire parametri omogenei sui futuri interventi provinciali.