Tetraplegica ma l'assegno deve essere restituito

È un conto salatissimo quello presentato dalla Comunitá di valle Alta Valsugana e Bersntol alla famiglia Bailoni di Vigolo Vattaro che ha beneficiato dal 2005 al 2011 dell'assegno di cura per la figlia Tania affetta da tetraplegia in seguito ad una caduta accidentale

di Nicoletta Brandalise

Trentanovemila euro da restituire uno sull'altro con l'aggiunta di interessi e spese legali che potrebbero fare lievitare la cifra qualora venisse la voglia di eccepire. È un conto salatissimo quello presentato dalla Comunitá di valle Alta Valsugana e Bersntol alla famiglia Bailoni di Vigolo Vattaro che ha beneficiato dal 2005 al 2011 dell'assegno di cura per la figlia Tania affetta da tetraplegia in seguito ad una caduta accidentale. Quei soldi erano stati indebitamente erogati a causa della condotta di un impiegato infedele della stessa Comunità che falsificò, per suoi interessi personali, molte posizioni economiche tra cui quella dei Bailoni e di altre famiglie. Il danno che ne è derivato è ingente, iniquo e paradossale.

Premesso che l'assegno di cura è il sussidio economico pensato per chi vuole accudire direttamente i propri cari a domicilio evitando il ricovero nelle strutture dedicate e che, nel caso di Tania sussistevano pare tutti i requisiti per ottenerlo, la scelta di papà Paolo fu quella di accettare un minore guadagno dal suo impiego di operaio forestale (con la riduzione dell'orario di lavoro) per riservare il resto del tempo in casa alla figlia, mentre la moglie Raffaella (scomparsa tragicamente nel gennaio dello scorso anno) continuava a fare l'insegnante. Famiglia organizzata, aiutata anche da amici e compaesani, ad affrontare le incombenze quotidiane di Tania come un ingranaggio di alta precisione. Fino alla notizia giunta nel 2012 ai Bailoni dalla Comunità di valle che, a seguito della vicenda giudiziaria di cui abbiamo scritto all'inizio, l'assegno di cura era revocato e che avrebbero dovuto restituire le somme, dell'ammontare di 39 mila euro. Pagare per gli errori commessi in malafede di altri è grave. Rinunciare ad un sussidio economico su cui la famiglia aveva impostato tempo, lavoro e progetti è a dir poco imbarazzante. 

Così i Bailoni si muovono e scrivono all'allora assessore alle Politiche sociali Ugo Rossi, al presiedente della Comunità Mauro Dallapiccola, ai servizi sociali senza ottenere peraltro risposta. Se non una indicazione, ma questa risale allo scorso anno, da parte del legale della Comunità che consigliava Paolo Bailoni di rinunciare all'eredità della moglie Raffaella su cui poi lo stesso ente avrebbe potuto rivalersi per far rientrare nelle casse la somma «elargita». «Neanche se di mia moglie possedessi solo una bicicletta sgangherata rinuncerei - commenta amaro Paolo Bailoni - so che devo pagare tutto quello che abbiamo ricevuto ma allora i conti dobbiamo farli tutti. Con il mio lavoro part time in questi anni ho perso 48 mila e 500 euro in aggiunta ai 4 mila e 700 euro per le maggiorazione delle quote per il servizio Muoversi». L'assegno di cura entra dalla porta ed esce dalla finestra. «Io restituisco 39 mila euro di beneficio non dovuto e la Comunità di valle mi paga 53 mila euro per i danno economici che ho patito». 

Ovviamente è una provocazione ma forse è bene che la pubblica amministrazione rifletta non soltanto sulle cifre ma anche sull'opportunità che esiste anche la giustizia sociale. La prima tranche che Paolo Bailoni dovrà restituire entro luglio è di 2.200 euro e corrisponde al totale dell'assegno di cura percepito nel 2011. L'ammontare residuo di 37 mila euro è «congelato» per effetto di un ricorso presentato dal legale di fiducia della famiglia al Presidente della Repubblica. Ma prima o poi la famiglia Bailoni dovrà sobbarcarsi questo pesantissimo onere. 

«Pietismo» è una parola che spaventa papà Paolo e che allontana più volte nel corso della intervista, perché non è questo il caso. «Noi siamo, nonostante tutto, una famiglia fortunata. Penso che sia inutile combattere contro i mulini a vento o chiamare il Gabibbo come mi è stato consigliato da un funzionario della Comunità. Lo dico sempre ai miei figli: quello che perderemo noi è poca cosa di quello che ha perduto mia moglie. Non c'era per i diciotto anni di Giacomo, per la laurea in informatica di Tania. Non sarebbe giusto rinunciare alla nostra dignità soprattutto per lei, per mia moglie Raffaella».

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